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Addio a Taricone, icona della “nuova tv”

Pietro Taricone, protagonista indiscusso della prima edizione del Grande Fratello, è morto questa notte, dopo uno schianto con il paracadute.

I giornali di oggi raccontano la tragedia. Mentre ieri sera i cronisti scrivevano o’guerriero lottava ancora per la vita, ma i toni erano già da coccodrillo.

Senza essere snob, ma nemmeno celebrativi, bisogna dire che se ne va una vera icona della televisione, anzi della nuova televisione. Quella dei reality, del successo facile, dato dall’apparire e non dalla gavetta.

Pietro Taricone, a differenza di tanti colleghi di dorata prigionia nella casa di cinecittà, ha saputo muoversi con cautela nel circo mediatico. Impresa non facile per chi viene travolto dal successo.

Non ha scelto l’effimera carriera da ex gieffino, fatta di comparsate, talk show e serate in discoteca. Ha scelto di crescere, ha studiato e ha cominciato, con discreti risultati, la carriera di attore. Ha provato il cinema, la fiction, la tv e il teatro.

Non ha mai rinnegato nè smussato il suo lato  guascone e la sua napoletanità, ma, con genuina furbizia, ha conquistato il grande pubblico televisivo e gli intellettuali.

Le imprese del guerriero di Caserta avevano ispirato anche un giornale riservato all’intellighenzia come il Foglio che gli aveva dedicato la rubrica “Pietromania”, scritta da Christian Rocca.

Anche Antonello Piroso lo aveva voluto nel suo talk-show  su La7 “Niente di personale”, affidandogli lo spazio “Pietro la notizia”

Taricone aveva saputo mischiare pop e raffinatezza anche nei sentimenti. La sua compagna era Kasia Smutniak, bellissima attrice polacca, che aveva esordito con le pubblicità Tim al fianco di Fabio Cannavaro per arrivare a recitare con Nanni Moretti in Caos Calmo. Da lei 5 anni fa aveva avuto Sophie. Pietro, dopo tutto, era anche questo: un ragazzo di 35 anni con una compagna e una figlia, semplicemente.

O guerriero è stato l’archetipo di tutti i concorrenti del Grande Fratello, l’esempio da emulare per gli aspiranti reclusi. Era un’icona, nel vero senso del termine.

Non a caso al via di ogni nuova, e sempre più sguaiata, edizione del reality dai forum e dai blog si levava il grido “A ridatece Taricone!”. Unire semplicità, furbizia e intelligenza non è cosa da tutti.

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Cosa resterà di questi spettacolari anni zero?

Fine d’anno e fine  decennio. Tanti i i cambiamenti e le rivoluzioni sociali dell’ inizio di  questo millennio che  sancisce la vittoria definitiva della società dello spettacolo, per dirla con Guy Debord.  Non a caso ad aprire il decennio sono stati, nel 2001, la prima edizione del Grande Fratello e l’Hollywood di Cattelan.

L’opera dell’ormai non più enfant terrible dell’arte italiana, sempre pronto a scatenare dibattiti e polemiche, è una replica perfetta della scritta Hollywood, installata sulle colline di Palermo in occasione della 49a Biennale di Venezia.

Questo gigantesco ready made ha fatto da titoli di testa a un decennio in cui l’Italia è diventata provincia, anzi suddita, della televisione. Le immagini sono al potere e la nostra immaginazione si addormenta sempre di più. Non è forse un caso se lo stesso Cattelan, qualche anno dopo, ha impiccato il futuro, rappresentato da fantocci di bambini, a una quercia nel centro di Milano.

La conclusione più ovvia della battaglia tra realtà e finzione, tutti si indignarono, in pochi capirono il vero, sconfortante, messaggio.

Nessuno, o quasi, si indigna per quello che passa in tv

Speriamo almeno in un decennio migliore.

A tutti buon anno!