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Museo del ‘900, convince poco nonostante il New York Times

Secondo il New York Times Milano è l’unica città italiana che valga la pena visitare nel 2011. Non solo per la “solita” moda o il “solito” design, ma soprattutto per l’arte e la cultura. Negli ultimi anni il capoluogo lombardo ha, finalmente, cominciato a valorizzare il suo patrimonio artistico, allestendo mostre con affluenze record (ad esempio le retrospettive di Palazzo Reale dedicate a Schiele, Hopper e Dalì) e creando nuovi spazi museali. Tra questi quello che ha avuto più successo è il Museo del ‘900, che, inaugurato appena un mese fa, ha già avuto più di 200mila visitatori. Nel palazzo dell’Arengario sono esposte 350 opere. Si comincia con il magnifico Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo e si finisce con i Tagli di Fontana e gli Achrome di Piero Manzoni, tutto in rigoroso ordine cronologico. Ci sono quadri di Picasso, tutto il Futurismo, dagli Addii di Boccioni agli esperimenti grafici di Marinetti, la Metafisica di De Chirico, il Novecento di Mario Sironi e Achille Funi e le nature morte di Morandi. Nel corridoio che porta all’uscita del museo c’è spazio anche per microesposizioni di artisti contemporanei attivi nel territorio nazionale.

Code all'ingresso del Museo del '900 in Piazza Duomo a Milano

La collezione, ereditata soprattutto  dal Padiglione d’Arte Contemporanea e della Casa Museo Boschi-Di Stefano, è notevole, ma l’allestimento lascia a desiderare.

“I musei nascondono per mostrare: il Museo del Novecento è invece proiettato verso la città”, si legge nella brochure di presentazione. Forse il difetto è proprio qui. I veri protagonisti sono l’Arengario e Milano, le opere sono esposte in corridoi stretti che non favoriscono una visione d’insieme e l’allestimento predilige toni spenti e colori che non valorizzano i quadri.

Il Palazzo dell'Arengario ospita il museo del '900

La stanza più bella è quella illuminata dalla Struttura al Neon per la IX Triennale di Lucio Fontana. Lo splendido apparecchio luminoso è protagonista in uno spazio completamente spoglio con muri neri e grandi vetrate che si affacciano sul Duomo illuminato. Tutti i visitatori si fermano incantati, stanno qualche minuto con il naso in sù a fissare le spirali di Fontana e poi si mettono a guardare fuori dalla finestra. La vera protagonista del Museo del ‘900 è davvero Milano.

"Struttura Neon per la IX Triennale" di Lucio Fontana

Vista sul Piazza Duomo dalla Stanza di Fontana

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La rivolta del nuovo Quarto Stato

Giuseppe Pellizza da Volpedo la rivoluzione se l’era immaginata così. Un corteo di lavoratori, uomini, donne e persino un bambino, figura allegorica della rinascita, che procede dall’oscurità verso la luce “del sole dell’avvenire”. Una marcia pacifica, ma determinata, per reclamare dai proprietari terrieri almeno il diritto alla sussistenza.

Pellizza da Volpedo non racconta una rivoluzione violenta ma il “cammino dei lavoratori”(titolo iniziale dell’opera) e di tutta l’umanità verso una società egualitaria.

A più di un secolo dalla realizzazione dell’opera la rivolta dei lavoratori è rappresentata da ben altre immagini, il Quarto stato ha cambiato colore, le marce pacifiche non hanno funzionato, gli auspici di Pellizza da Volpedo vengono disattesi.