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L’ultimo bacio dei Roberto di Lombardia e il primo post su l’Huffington Post

Da oggi molti dei post di questo blog si potranno leggere anche su Huffington Post. Per il “debutto” ho scelto di raccontare la storia di un manifesto di Sel Lombardia che immortala Roberto Maroni e Roberto Formigoni in un bacio appassionato. Un ringraziamento particolare ad Andrea Riscassi, attento osservatore, che mi ha incuriosito con questo poster, segnalato in uno dei suoi, tanti,  tweet.

“L’ultimo bacio, l’eroico coraggio di un feroce addio”. Così cantava qualche anno fa Carmen Consoli in una struggente canzone. Oggi l’addio, politico e non amoroso, se lo augurano gli esponenti di Sel Lombardia.

Da giorni Milano è tappezzata di manifesti che ritraggono un bacio provocatorio. A scambiarselo, ovviamente in un fotomontaggio, sono il segretario federale della Lega Nord Roberto Maroni e l’ormai quasi ex presidente della Regione Roberto Formigoni. Sotto di loro campeggia la scritta “Mai più Roberto”.

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Roberto Formigoni, l’imbattibile icona lombarda

«Li batteremo sempre.» E’ questo lo slogan degli spot elettorali a ritmo di musica  di Roberto Formigoni, governatore uscente della Lombardia, ricandidato alle prossime elezioni . Sulla sua presidenza, lunga 15 anni, sembrava non tramontare mai il sole, almeno fino al pomeriggio di lunedì scorso.

Roberto Formigoni è la vera icona dell’establishment lombardo: un governo lungo quasi come un papato, uno stile pimpeccabile, curato dai marchi più importanti del pret a portèr milanese. Atletico e attento all’immagine come il life style meneghino impone, l’ultima, rigorosissima, dieta  gli avrebbe fatto perdere quasi 10 chili.

Il Celeste, come lo chiamano i sodali ciellini, cura tutte le categorie del suo popolo: i giovani, a cui si rivolge a ritmo di rap,  come gli anziani. Si preoccupa del lavoro come della bellezza e dell’arte della sua regione, così fa sapere dai suoi accattivanti spot elettorali, scaricabili come suonerie persino su ITunes

Eppure, alle 14.55 del primo marzo, la sua irresistibile e lunga ascesa ha subito una battuta d’arresto. Un lancio d’agenzia  annuncia che la Corte d’Appello non ha ammesso il listino Formigoni, a cui è stata contestata la validità di ben 514 firme. 136 non hanno il timbro tondo del comune, 121 non riportano la data dell’autentica, 229 il luogo dell’autentica, 28 la qualifica dell’autenticatore. Per 79 firme la lista  va sotto il limite richiesto dalla legge di 3500 firme.

A cambiare le carte sul tavolo delle elezioni regionali lombarde è stato un esposto del Radicale Marco Cappato, economista 38enne nel partito di Pannella dalla metà degli anni’90, escluso dalla corsa alla presidenza per mancanza di firme a sostegno della candidatura.

Per una volta Davide potrebbe far tremare Golia.

La non ammissione della lista “Per la Lombardia” di Roberto Formigoni farebbe cadere anche il cosiddetto “listino”, ovvero le altre liste provinciali  della regione collegate a quella del candidato presidente. Ma il governatore continua a mostrarsi tranquillo: «Tutte le liste che abbiamo presentato sono valide e abbiamo fatto ricorso alla Corte d’appello».  L’esclusione del listino appare a tutti come un’eventualità molto remota, per il coordinatore regionale Guido Podestà è «pura ipotesi d’accademia.»

Anche per Filippo Penati, candidato al Pirellone per il centro-sinistra, l’esclusione di Formigoni «Sarebbe un dato clamoroso,»ma conclude «la legge è uguale per tutti.»

La corte d’appello boccia il ricorso, ma Formigoni non molla presenta ricorso al Tar e nel pomeriggio di sabato, tra le polemiche, lo vince.

Il Presidente può continuare la sua corsa, il suo trono, per ora, è salvo, può sperare di allungare di altri 5 anni il suo regno.

Con buona pace di timbri tondi, firme, listini e  di una legge, la 165/2004, che impedirebbe di candidarsi alle presidenza regionale per più di due mandati consecutivi.

Ma questo non riguarda Super Formigoni che tanto “li batterà sempre”.