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Spagna, la Chiesa si fa pubblicità su YouTube e promette “una vita appassionante”

Dopo l’approdo di Papa Ratzinger su Twitter e il prolificare di siti gestiti da enti religiosi, la Conferenza Episcopale Spagnola tenta di frenare la crisi delle vocazioni con uno spot su You Tube. Il titolo è evocativo: “Ti prometto una vita appassionante”. Nel video una serie di sacerdoti giovani e meno giovani elencano promesse vane in contrapposizione a proposte concrete. Dal “non ti prometto un grande stipendio, ma un posto fisso” al “con me non conoscerai persone importanti, ma uomini e donne di valore umano”. Insomma la Chiesa, come è giusto che sia, divulga messaggi positivi e concreti, ma alla fine cede alle sirene dell’effimera pubblicità e dei social media. E per di più sembra conoscere molto bene le tecniche comunicative, al punto da usare un vocabolo sinuoso e accattivante come “apasionante”.

Ormai nemmeno la religione sembra poter fare a meno delle moderne tecniche di “seduzione comunicativa”.

 

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INDIGNADOS, SIMBOLI E IMMAGINI DI UNA PROTESTA DA MADRID A NEW YORK

Piazza Tharir  un anno fa, oggi Russia, Bielorussi e Ungheria. Da lungo tempo ormai un’onda di dissenso  travolge prima il Nord Africa poi l’Europa e il resto del mondo. Sono giovani, meno giovani, studenti, disoccupati. Scendono in strada e occupano le piazze. Si chiamano Indignados e protestano contro precariato, carovita, strapotere delle banche, governi e […]

L’arte della rivoluzione(creativa).Gli Indignados spagnoli visti dal vignettista El Roto.

La nuova “revoluciòn” spagnola è giovane e arrabbiata, ma non usa la violenza.

"I giovani decisero di scendere in strada e improvvisamente tutti i partiti invecchiarono"

Il movimento 15-m occupa le piazze delle città di mezza Spagna per protestare contro la disoccupazione , il precariato e i politici, che non sanno ascoltare le istanze dei cittadini.

Elezioni: Che tu scelga il lato A o il lato B, il disco non cambia

Tutto con tanta cretaività e tanto colore, come successe qualche anno fa nell’Est-Europa. Gli spagnoli, però, danno anche sfogo all’estro che da sempre li contraddistingue, con cartelli colorati, scritte e persino bodypainting, facendo così della protesta una festa.

Condivido con voi il dolore che vi ho causato

In attesa di vedere tutto questo colore anche in Italia, ecco come El roto, vignettista di El Pais, vede i gli Indignados. Proseguendo la storica tradizione visiva spagnola che, dalla Guerra Civile in poi, racconta le rivoluzioni con l’arte.

Invito i giovani del 15-M a fondare un partito, poi noi lo finanzieremo perchè diventi come tutti gli altri

Zapatero e la Spagna, icone in declino

Tempi duri per il leader spagnolo Josè Luis Rodriguez Zapatero.

Il  Fascinoso socialista, con una gioventù da sciupafemmine all’università Juan Carlos Tercero, è in caduta libera, come ormai accade anche al paese che governa.

Non più l’irresistibile Spagna della movida, della creatività e dei diritti civili, ma un paese in crisi, con un tasso di disoccupazione ormai al 20% e un mercato immobiliare allo sbando.

Non più la cool hispania, meta prediletta della generazione erasmus, ma una nazione che, prendendo esempio negativo dall’Italia, offre poco ai suoi studenti. Gli atenei iberici, un tempo florido rifugio per i cervelli in fuga, soprattutto nostrani, sono costretti a chiudere i rubinetti dei finanziamenti alla ricerca, offrendo sempre meno ai giovani dottorandi.

Il mito Spagna si appanna sempre di più e con lei anche quello del suo presidente Zapatero, sempre meno gradito al popolo, secondo i sondaggi, e costretto a mettere da parte la sua politica sociale e “la sua proverbiale retorica” ( come titolava il quotidiano solitamente filo-zapateriano El Pais) per annunciare le misure “lacrime e sangue”. Per ridurre il deficit è stato costretto a tagliare gli stipendi dei dipendenti pubblici e a ridurre di fiori all’occhiello del welfare spagnolo come la “ley de indipendencia”, che regola gli aiuti alle persone non autosufficienti, e il “cheque bebè”, premio per le famiglie dei nuovi nati.

A Zapatero, fino a poco tempo fa, andavano riconosciuti non solo i meriti politici, ma anche quelli comunicativi. Pochi politici europei erano riusciti a diffondere un immagine vincente come quella creata dal leader  del PSOE per sè e per la sua Spagna. Immagine, appunto, forse proprio questo è il problema, come nota anche Isaac Rosa, editorialista del quotidiano di sinistra Publico, intervistato da Il Foglio: “L’immagine della Spagna era pura apparenza, senza fondamenta solide. Faceva parte di una bolla, di un miraggio. Alla crisi economica si aggiungono quelle politiche, sociali, giudiziarie e religiose.”

Pablo Iglesias, ritratto in un celebre manifesto commissionato, durante la guerra civile spagnola, dalla UGT di Valencia al celebre cartellonista repubblicano Monleon

Le bolle spagnole scoppiano tra la disillusione generale e Zapatero deve far fronte alla crisi economica, ma anche a quella personale. Persino il sindacato  socialista UGT (Union General de Trabajadores) adesso lo contesta. La storica icona e punto di riferimento socialista Pablo Iglesias, fondatore proprio dell’UGT e del PSOE, sembra sempre più lontana per il leader spagnolo.

Coniugare al meglio politica, carisma e gradimento non è mai stata impresa da poco.