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Barack Obama cerca l’aura di Papa Francesco e Matteo Renzi cerca l’aura di Obama

La stretta di mano tra due icone mediatiche mondiali e poi quella tra un abile comunicatore e il suo ispiratore. Gli incontri romani di Barack Obama con Papa Francesco e Matteo Renzi potrebbero essere riassunti così. Il 2013 è stato l’annus horribilis del Presidente degli Stati Uniti. Siria, Datagate, Crisi economica e Ap hanno fatto crollare a picco la sua popolarità, il suo carisma e la sua potenza mediatica. A sostituirlo come simbolo dell’immaginario collettivo è arrivato proprio Papa Francesco, pontefice rivoluzionario, comunicativo al punto da diventare protagonista delle copertine di magazine come Time e Rolling Stone.

Oggi Obama, come ha scritto Politico, è andato in Vaticano anche per cercare di trarre beneficio dalla popolarità di chi, da un anno, ha preso il suo posto. L’incontro con Bergoglio è stato strategico a livello politico, per rinsaldare i legami tra Stati Uniti e Chiesa Cattolica e discutere di temi come la povertà e l’immigrazione, ma anche di immagine. Obama ha voluto avvicinare e legare punti chiave della sua politica al Pontefice, nonostante le divergenze su temi come l’aborto, la contraccezione e i matrimoni gay.

L’ex super star internazionale” è apparsa quasi tesa all’inizio dell’incontro con Bergoglio, al di là del rispetto per la spiritualità. Il linguaggio del corpo, che il Presidente conosce e domina molto bene, lasciava trasparire il doveroso ossequio e rispetto, ma anche la volontà di interagire e la ricerca di un’ intesa. “È meraviglioso essere qui, sono un suo grande ammiratore”, ha detto al Papa all’inizio del loro incontro.

Obama cerca l’aura di Papa Francesco, dunque, ma Matteo Renzi cerca l’aura di Obama.

Qualche ora dopo, con cambio di scenario dal Vaticano a Villa Madama e nel mezzo una visita al Quirinale. Il presidente degli Stati Uniti ha incontrato il Presidente del Consiglio italiano. Obama si è detto colpito dall’energia e dalla visione del nuovo premier. “Yes we can ora vale anche per noi”, ha risposto l’ex sindaco di Firenze.

Per Renzi, Obama è sempre stato un punto di riferimento e oggi, durante l’incontro, ha lasciato trapelare tutto il suo entusiasmo, quasi fanciullesco: grandi sorrisi, grandi strette di mano e grandi pacche sulle spalle. Ad accomunare Barack e Matteo ci sono fisicità e comunicatività, ma per il secondo l’allure, seppure un po’ appannata, del primo sembra ancora lontana.

C’è infine un dettaglio che lega i tre protagonisti della giornata di oggi. Bergoglio, Obama e Renzi rappresentano, per la loro storia o per la loro provenienza, una rottura con il passato, anche vicino, delle istituzioni che rappresentano. Nel bene e nel male.

Pubblicato su L’Huffigton Post il 27/3/2014

La pancia, metaforica e reale, della politica italiana

Toni pacati, larghe intese, fair play, almeno apparente, tra vincitori e vinti, persino un ricambio generazionale che riaccendeva le speranze. Fino a qualche settimana fa la politica italiana sembrava vivere un’ inusuale, seppur breve, stagione di toni moderati. Da qualche giorno però la musica, per non dire il frastuono, è tornata quella di un tempo, quella a cui le nostre orecchie sono ormai più abituate. La politica è di nuovo emotiva, più di “pancia” che di testa, complice l’acceso dibattito sulla legge elettorale. In breve tempo ci sono stati ritorni, dimissioni, rotture e i toni si sono di alzati.

Ci sono Stefano Fassina e Gianni Cuperlo che mal sopportano le uscite del segretario Renzi, indiscusso protagonista e regista del dibattito attuale, e si indispettiscono al punto di preferire le dimissioni. C’è Silvio Berlusconi, l’Araba Fenice alla sua ennesima rinascita, che torna in scena, come sempre, da protagonista e provoca reazioni accese. Il Pd si spacca sull’incontro con Renzi, l’arrivo al Nazareno del Cavaliere viene salutato da lanci di uova.

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Matteo Renzi, così giovane e patinato da sembrare Justin Bieber

Lo sguardo è tra l’ironico e il seduttivo. La copertina è quella della versione italiana di un magazine patinato e lui non è un attore o un personaggio tv, anche se, confessa, magari, un giorno vorrebbe diventarlo. Lui è Matteo Renzi, sindaco di Firenze e, quasi certamente, prossimo segretario del Pd, questa settimana protagonista della copertina di Vanity Fair.

Fresco di vittoria nei circoli, mette a segno un’altra- a tratti incredibile-operazione comunicativa. Disciplina in cui, ormai, sembra non avere rivali. Non c’è più il giubbotto da Fonzie sfoggiato durante la discussa apparizione a Amici di Maria De Filippi, ma giacca bianca e camicia nera, incorniciate in ritratti con pose da divo e atmosfere rarefatte, anche se il set è Palazzo Vecchio.

I lettori, e soprattutto le lettrici, di Vanity Fair non sono il pubblico giovane del talent di Canale 5, né quello della domenica sera di Fabio Fazio e Matteo, camaleontico come sempre, si adatta.

Matteo-Renzi-Bieber-Vanity-Fair

Il servizio, firmato da Giovanni Di Lorenzo, direttore italiano del tedesco Die Zeit, restituisce l’immagine di un Renzi sempre attaccato ai suoi principi di rottamazione e cambiamento, ma anche più maturo, a livello di immagine e, forse, non solo. Al punto da dirsi serenamente pronto ” a fare il presidente del Consiglio”.

L’effetto finale però è quasi straniante e gli scatti mettono in secondo piano le parole, che pure toccano questioni cruciali. La forma è potente, vince sul contenuto, come spesso gli viene rimproverato.

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Alla Fine il #csxfactor lo ha vinto #OscarGiannetto

Tra i “Fantastici 5”, alla fine l’ha spuntata Oscar Giannetto. Il dibattito tra i candidati per le primarie del centrosinistra, almeno su Twitter, lo ha vinto lui. Non un politico in carne e ossa, ma un’icona digitale e pop, nata grazie all’inconsapevole fantasia di una 26enne lavoratrice precaria e studentessa di Scienze Politiche.

Oscar Giannino

Serena Bramante, sostenitrice di Nichi Vendola, rivolge un quesito a Matteo Renzi citando il fondatore di “Fermare il declino” Oscar Giannino, ma cambiandogli il cognome in Giannetto. 
In studio solo qualche risata e il visibile imbarazzo della ragazza. Il giornalista Gianluca Semprini riprende le redini del confronto a cinque, ma su Twitter Giannetto occupa già tutti i cinguettii con le hashtag #csxfactor e #ilconfrontoSkytg24

Serena Bramante

E, prima che il dibattito finisca, Oscar Giannetto ha un profilo Twitter creato ad hoc, che in poche ore guadagna quasi 1000 followers. Grande successo anche per il nuovo profilo Facebook e per la pagina Oscar Giannetto For President.
Alla fine, almeno sui social network, ha vinto lui. Alla faccia dei Pantheon della sinistra redenta, dei cacciatori di nuvole e, soprattutto, dell’atmosfera da “volemose bene” che ha dominato durante il confronto, ma che, forse, è anche parte della magia democratica delle primarie.

Questo post è stato pubblicato su L’ Huffington Post 

#PrimariePd, tra il malinconico Hopper di Bersani e l’ultra pop di Renzi

Pierluigi Bersani ha dato il via alla campagna per le primarie del PD partendo da Bettola, suo borgo natio. E non da un luogo qualunque, ma dalla pompa di benzina che fu di suo padre. Il simbolo dell’Italia più genuina, che lavora, ma anche emblema dell’ultima, devastante, crisi economica. Dei giorni in cui i rincari del carburante diventano lo specchio degli italiani in declino.

Il manifesto di Bersani per il raduno di Bettola

Per il manifesto dell’adunata è stata scelta un’immagine ispirata ai quadri di Edward Hopper. Estetica malinconica o ironica citazione del fotomontaggio che l’anno scorso impazzava sul web, in cui il celebre scatto di Bersani, solo al tavolo con una birra, veniva reinterpretato proprio con lo stile del pittore realista americano?

La parodia “bersaniana” di Nighthawks di Hopper

Lo sfidante Matteo Renzi attinge invece dall’iconografia più moderna dei social media e fa suo il tormentone Keep Calm and…, concludendolo, ovviamente, con l’imperativo “Rottama!” A questo il sindaco di Firenze affianca  un shop-online che vende gadget griffati Adesso!. Ci sono le tazze, le felpe e le cover per i-phone, chi ha un Blackberry o un altro smartphone si arrangi pure. E poi c’è il camper, icona, manco a dirlo, da sogno americano. Mezzo ideale per andare alla conquista di spazi sconfinati.

Keep Calm and Rottama

Ma per macinare chilometri il caravan di Matteo ha bisogno della benzina, citata dallo sfidante Bersani. E allora chi vincerà?

L’immaginario di Renzi e la retorica obamiana

“Accetto la candidatura”, “Emozione”, “Cammino”, “Futuro”, “Europa”, “Merito”. “Speranza”, “Giovani”. Matteo renzi lancia la sua campagna elettorale per le primarie del Pd con un discorso liberamente ispirato all’ultimo di Barck Obama. Il sindaco di Firenze ha fatto sapere dal palco di Verona di voler “Guidare l’Italia per i prossimi cinque anni”, si è rivolto anche ai berlusconiani delusi e ha citato il figlio.

Una retorica di ampio respiro che si distacca dall’immaginario Pop, con citazioni che spaziavano da Mary Poppins ai Righeira, passando per la Polaroid, sfoderata durante la convention Big Bang di giugno.

L’America è comunque ancora molto lontana…