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Srebrenica, 17 anni dopo

Nel luglio 2010 sono stata a Srebrenica, Bosnia. Ricorreva il 15esimo anniversario di quello che è stato il più grave genocidio del dopo guerra. Per l’occasione tutte le più importanti autorità internazionali erano arrivate in questo paese, incastonato nelle valli balcaniche, dove ormai sembrano essere rimaste solo donne. Gli uomini, quasi 9.000, sono stati massacrati e buttati nelle fosse comuni. Qualcuno, ogni anno, torna al suo paese in una bara verde. A seppellirlo ci sono le mogli, le madri e le sorelle.

Srebrenica, cerimonia funebre. 11 luglio 2010

Le autorità, allora, auspicavano la cattura di Ratko Mladic, il generale serbo che ordinò il massacro. Il boia è stato catturato il 26 maggio dello scorso anno. Il processo a suo carico è ricominciato due giorni fa all’ Aja.

Qui il pezzo, con mie foto, scritto per GQ.com lo scorso anno, in occasione dell’arresto di Mladic.

Sarajevo, vent’anni dopo l’assedio

Vent’anni fa cominciava il lunghissimo assedio di Sarajevo. La Gerusalemme d’Europa, incontro di etnie e religioni, sarebbe stata liberata solo il 29 febbraio del 1996

Oggi Sarajevo è ancora splendida, ha conservato la sua eleganza imperiale e un po’ decadente, ma le ferite di quella guerra interminabile, che vide contrapporsi bosniaci, serbi e croati, sono ancora evidenti. Compaiono dai buchi delle granate sui marciapiedi e sui palazzi, dai tantissimi cimiteri, dalle targhe che ricordano le migliaia di persone morte mentre facevano la coda per l’acqua o per il pane.

I segni dei bombardamenti

I segni dei bombardamenti

Io a Sarajevo ci sono stata due anni fa, in occasione del 15° anniversario della strage di Serbrenica, genocidio emblema del conflitto balcanico. (Qui il pezzo scritto per GQ dopo la cattura di Ratko Mladic).

Srebrenica

Ho visto la capitale bosniaca nella serata finale dei mondiali di calcio in Sudafrica, quelli vinti dalla Spagna. Ricordo locali gremiti nelle belle vie del centro e un’atmosfera festosa. La sera dopo, la stessa città mi sembrava già diversa. I silenzi e il costante sottofondo di malinconia riaffioravano, non credo potranno mai essere cancellati.

Oggi, un ventennio dopo l’assedio, giornalisti e politologi ricordano e si interrogano su cosa sia rimasto dell’identità originaria di una città smembrata e mai risarcita delle  radici perdute.

Immaginario Balcano, orrore e bellezza

I Balcani sono un mondo in una parte di Europa. Anche se nell’Europa, quella unita, ancora non ci sono.

I Balcani sono lo splendore di Sarajevo. Città giovane e un po’ decadente, città rilassata in mezzo al verde delle sue colline, ma allo stesso tempo pulsante e piena di vita.  A Sarajevo i minareti sono vicini ai campanili, per certi aspetti è una piccola Gerusalemme d’Europa.

Sarajevo-Bascarsija

Anche Sarajevo, come Gerusalemme, ha ben visibili i segni della sua guerra.

Segni di una granata sui marciapiedi di Sarajevo

I Balcani sono anche l’orrore di Srebrenica, il paese bosniaco teatro del più sanguinoso genocidio del secondo dopo guerra. L’11 luglio del 1995 più di 10.000 uomini bosniaco-musulmani vennero uccisi dalle milizie serbe, guidate dal generale Mladic. Ogni anno, in quella stessa data , nella spianata del memoriale di Potocari, si seppelliscono i corpi, anzi ciò che ne rimane, delle vittime. Centinaia di bare verdi, di ossari, tutti uguali. Migliaia di familiari, anche loro resi uguali dal dolore, che piangono e seppelliscono con le loro mani i figli, i mariti, i padri e i fratelli.

Cerimonia funebre per le vittime di Srebrenica al memoriale di Potocari

Il 31 marzo il parlamento serbo ha approvato una risoluzione in cui condanna il massacro, ma non lo definisce genocidio, e chiede scusa ai parenti delle vittime.

Ma alla fine della commemorazione dell’ 11 luglio dei giovani serbi passavano in auto nella zona di Srebrenica suonando il clacson e sventolando bandiere serbe.

I Balcani non sono solo guerra e divisione, sono anche bellezza e armonia, come quella delle coste del Montenegro. Paese dai fiordi mediterranei, dalle acque cristalline e dalle città fortezza in pietra chiara, eleganti e silenziose, ma anche chiassose e divertenti, come ogni riviera che si rispetti.

Il Montenegro svela perle rare come Sveti Stevan, borgo fortificato su un isola collegata al mare solo da una lingua di terra. Oggi il villaggio è un albergo super lusso che ha ospitato personaggi illustri come Sofia Loren, Marylin Monroe, Margaret d’Inghilterra, Cristina d’Olanda, l’ultimo Re d’Italia Umberto II, Doris Day, Geraldine Chaplin, Kirk Douglas, Sidney Poitier e Alberto Moravia.

Il lusso romantico di Sveti-Stevan, Montenegro

Una  perla dell’Adriatico conosciuta da pochi, italiani compresi. Eppure Sveti Stevan è di fronte a Bari, al di là del mare.

Purtroppo in pochi  conoscono anche la strage di Serbrenica. Eppure i Balcani sono così vicini all’Italia.