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Lady Gaga, da icona pop a icona trasversale

Lady Gaga ce l’ha fatta. Non è più solo una pop star da milioni di dischi venduti, concerti sold-out e mise trasgressive.

No, Stefani Germanotta, questo il suo vero nome, è diventata un’icona per intellettuali. La bionda newyorkese, ma con un cognome che tradisce chiare origini italiane, anzi “palemmmitane” come lei stessa ama sottolineare,  non ha conquistato solo le copertine delle riviste di musica, di moda e per teen-ager, ma anche quella del “Venerdì” di Repubblica. Lady Gaga campeggia semi nuda, ritratta da David La Chapelle, sulla cover del magazine di uno dei quotidiani italiani più amati dall’intellighenzia, dopo personaggi del calibro di Philp Roth, Barack Obama e Michael Douglas.

Ormai è una vera diva: un fenomeno non solo musicale, ma anche di costume, sociale, sociologico e persino artistico. Come racconta Angelo Aquaro proprio su “Il Venerdì” : “Lady Gaga è tutta un quadro. Una visione. Del resto la sua vita è tutta una rappresentazione”. Già, la cantante è la quintessenza dell’era moderna, dove l’apparenza e la mise en scene sono requisiti fondamentali per il successo. E’ l’attuazione del pensiero di Erving Goffman, il sociologo canadese, teorico della “vita come teatro”. Si mostra e si nasconde, spesso si fa vedere in pubblico con look scenografici, ma che impediscono di vederla in volto.

“Mentre la intervistavo sembrava di vedere la “Dama con l’Ermellino” di Leonardo -racconta Aquaro- “Era lì di tre quarti, con il suo cagnolimo all’altezza del petto, il braccio sinistro a sorreggerlo e la mano destra per le carezze.

Lady Gaga è l’icona che mancava, l’unica in grado di far respirare ancora a New York le atmosfere dei tempi di Andy Wharol, non a caso uno dei suoi ispiratori. E’ la diva da riproduzione: visiva, musicale e persino materiale, ora è anche una Barbie, vestita dal designer  cinese Lou Wei Kang.

Barbie Lady Gaga, vestita da Lou Wei Kang con lo stesso look che la cantante ha sfoggiato a New York agl Mtv Music Award

Sa essere essenziale, barocca, fashion e trash nello stesso momento.

La consacrazione definitiva, non a caso, le è arrivata dalla stampa, il “Time”, l’ha inserita, unica pop star, nella lista dei 100 personaggi più influenti del mondo. La sua musa ispiratrice Madonna non è tra questi. Uno di quei casi in cui l’allievo supera il maestro?

Lady Gaga e Madonna, icone a confronto

Forse sì, si dice che Miss Germanotta sappia cantare, a differenza di Miss Ciccone…Che  il segreto sia quello? Certo è che rivoluzionare un epoca musicale  e mediatica come ha fatto Madonna non è cosa facile, purtroppo prima di Lady Gaga ne abbiamo già viste troppe.

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Icone elettorali 2. Domenico Zambetti e l’Andy Warhol alla lombarda

Domenico Zambetti, assessore all’artigianato e ai servizi in carica in Lombardia, sceglie Andy Warhol per i suoi manifesti elettorali. Eccolo lì, a campeggiare sui muri milanesi con quattro ritratti di colori diversi, alla maniera dell’artista Newyorkese, come Marylin Monroe, Mao e Jackie Kenneedy.

Certo all’assessor Zambetti manca l’allure delle dive e dei personaggi storici che Warhol amò ritrarre, ma che importa in fondo? Non era proprio lui a dire che tutti nella vita hanno diritto a 15 minuti di celebrità? Non era forse il padre della pop art a garantirla con i suoi ritratti seriali che negli anni ’80 fecero la sua fortuna artistica (ma anche economica)?

E allora ecco che anche l’assessore lombardo, in quota Pdl, può concedersi il lusso di un ritratto del maestro. Per entrare di diritto nell’iconografia dei celebri, seppur a livello locale.

Poco importa se l’artista non c’è più, al giorno d’oggi a Zambetti bastano Photo Boot o Photo Shop.

Forse però che la weltanschauung di Zambetti strida un pochino con quella di Andy Wharol?