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Da Barack Obama ai Marxisti per Tabacci. Le icone web del #2012

Il 2012 è agli sgoccioli. Un anno duro per tutti, “horribilis” per molti. Tra crisi e insuccessi, però, c’è anche chi in questi complessi 365 giorni è riuscito ad affermarsi. E’ stato soprattutto l’anno dei social media, che hanno dettato nuove regole di comunicazione. Non è un caso se da poco sono sbarcati su Twitter anche il Papa, Benedetto XVI, e il presidente del Consiglio dimissionario Mario Monti.

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http://www.huffingtonpost.it/micol-sarfatti/da-barack-obama-ai-marxis_b_2369243.html?utm_hp_ref=italy

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Iconografia di Nicole Minetti, da peccatrice a santa.

Lo so, sulla Minetti in questi giorni hanno scritto in tanti, se non tutti. Per lei si sono scomodati direttori di testate e firme pregevoli.

In  poco tempo Nicole da Rimini, 27 anni, una laurea triennale da igienista dentale al San Raffaele di Don Verze’ e un ingresso in politica grazie al listino bloccato di Roberto Formigoni, e’ passata con disinvoltura da spietata maitresse a vittima sacrificale.

Nicole Minetti in Consiglio Regionale

Il Pigmalione Silvio Berlusconi la invita a dimettersi, in vista del restyling per la ri-discesa in campo. Lei però non molla e si trincera dietro un “non parlo per il bene di tutti” e, stoica, si presenta in Consiglio Regionale con l’abbronzatura fresca di un weekend a Porto Cervo. Si dice stia trattando un’uscita di scena milionaria, mentre i colleghi di partito, che un tempo la difendevano, la definiscono “Non adatta alla politica”, come ha sottolineato Daniela Santanché o la invitano a “lasciare spazio alla militanza”, come suggerito dall’ex ministro Maria Stella Gelmini.
Negli ultimi due anni la Minetti è stata protagonista indiscussa sulla stampa e soprattutto nelle fotogallery di gossip, ma anche in quelle dei principali siti di informazione. E proprio dalle fotografie sul web si può scorgere la parabola discendente dell’ex soubrette. Prima fotografata sorridente al Pirellone, concentrata sullo shopping di alta gamma in via Montenapoleone, in bikini a formentera, poi con l‘aria corrucciata e la testa bassa, persa tra le preoccupazioni sul futuro.
Un declino fotografico, ma anche, in un certo senso, fisico. Nicole era bellissima all’esordio in Colorado Caffè, ma negli anni la sua fisionomia è apparsa sempre più stravolta dai ritocchi, assolutamente superflui, di chirurgia plastica.

Nicole Minetti ai tempi di Colorado Caffè

Concludo con un piccolo ricordo personale, ho avuto di modo di “conoscere” Nicole Minetti lo scorso novembre. Rimane senz’altro uno dei personaggi più peculiari con cui abbia mai avuto a che fare nella mia verde carriera giornalistica. L’ho incontrata a una sfilata organizzata dal ministero della Difesa a Milano. Erano i giorni dell’alluvione in Liguria, ma soprattutto le ultime ore del governo Berlusconi. Nicole non voleva farsi intervistare, né rilasciare dichiarazioni a riguardo, un po’ come oggi. Mi rispose comunque in modo gentile e disse di volersi solo godere “la bella serata”. Sembrava non avere pienamente la percezione di quello che stava per accadere al suo mentore.

Nicole Minetti alla sfilata di novembre

Ricordo mi fece anche i complimenti per il cappotto che indossavo. Aveva un’aria davvero naif, come una liceale ad una festa. Cantava a squarciagola le hit del momento che accompagnavano la sfilata e ticchettava continuamente sul suo Blackberry. Indossava una camicia bianca e un paio di orecchini di perle, i simboli dell’eleganza più classica, così lontana da lei.
Sembrava una ragazzina catapultata in un meccanismo troppo complesso. Si mostrava padrona della situazione, ieri come oggi, ma forse non era così. E forse è proprio quell’aria eternamente stupita ad averla mediaticamente trasformata, in pochissimo tempo, da strega da mettere sul rogo a vittima sacrificale da difendere.

Un aquilone tricolore per il ritorno (alla purezza) di Berlusconi

Il partito non ha ancora un nome, ma ha già un simbolo. Sarà, forse, un aquilone tricolore ad accompagnare il ritorno in politica di Silvio Berlusconi. Come racconta sul Corriere della Sera di oggi il cronista politico Francesco Verderami, il Cav starebbe testando senza sosta il nuovo logo, che dovrebbe diventare emblema di quell’ottimismo necessario a rilanciare il Paese.

Insomma, simbolo nuovo, ma significato vecchio: la ricerca di felicità che prova a ignorare il baratro in cui si sta per precipitare.

Un’ icona fluttuante, che rimanda alla purezza infantile e che si inscrive benissimo nel rinnovamento d’immagine messo in atto da Berlusoni. Il jogging, la ritrovata forma fisica, la “morigeratezza” del calcio mercato e l’addio alla fida Nicole Minetti.

Struscio notturno al centro commerciale Aquilone-L’Aquila

L’Aquilone però, negli ultimi anni, è entrato nell’immaginario collettivo anche come simbolo della desolata ricostruzione de L’Aquila dopo il terremoto. E’ il nome del centro commerciale del capoluogo abruzzese, diventato un goffo tentativo di ricreare la socialità che una volta nasceva nelle strade del centro storico.

Una similitudine non casuale con il nuovo aquilone berlusconiano che vorrebbe tornare a volare leggero, dimentico del recente passato e della realtà.