Tag Archive | Twitter

Il grande circo della politica italiana. Tra proposte shock, catene e calciatori

Lo scorso venerdì ho scritto sull’ Huffington Post grande circo della politica italiana. Raccontavo delle minacce di Bersani, delle catene di Giannino, degli hashtag poco sobri dedicati al professor Monti. Niente a confronto dell’ormai celeberrima proposta shock sparata ieri da Silvio Berlusconi.

Veghino elettori, venghino…..

Signore e signori, va in scena il grande circo della politica italiana. Bersani abbandona la pacatezza emiliana per mostrare i denti e promettere di sbranare gli avversari. Beppe Grillo, showman che ora rinnega la tv, gli risponde urlando dalla piazza dello Tsumani Tour “Cosa vuol sbranare? lo fa con le gengive? Così come ha fatto con Berlusconi in questi anni”.

Il professor Monti sbarca su Twitter, si lancia pure in uno struggente “Wow”, ma poi si becca un non proprio sobrio #sucamelamonti in risposta alla sua proposta di accorciare le vacanze scolastiche.

E poi c’è sempre Silvio Berlusconi, il mattatore. Compra e vende follower in rete, zittisce Santoro, pulisce sedie. Dice che poi, leggi razziali a parte, “Mussolini non era così male” e poco dopo si assopisce. Peccato fosse al Memoriale della Shoah di Milano. E’ sempre lui la star mediatica, niente da fare. Troppe frecce nelle suo arco di profondo conoscitore della comunicazione. Panem te circenses: a far dimenticare la gaffe arriva Super Mario Balotelli.

A insidiare il ruolo di showman di Berlusconi, anche se con altro stile, c’è Oscar Giannino. Look inconfondibile da flậneur decadente, sarcasmo sottile, strategica gestione dei coupe de théậtre. Su tutti l’incatenamento contro le tasse a Porta a Porta, che gli è valso il tormentone di Djannino chained, in onore dell’ultimo strepitoso film di Quentin Tarantino.

Djannino Chained

Djannino Chained

Poi all’improvviso arriva anche Antobio Ingroia, che si paragona a Giovanni Falcone e attacca briga con Ilda Bocassini, tirando in ballo Paolo Borsellino.

Ognuno ha la sua ribalta, il suo pezzo di giornale o di homepage. Il teatrino della politica non va in scena solo grazie alla cattiva maestra televisione e ai talk show. In queste elezioni ci sono anche i social media. Piace pensarli come mezzi nobili, con un pubblico scelto, ma non sempre è così. Anche la piazza digitale può diventare sguaiata come quella televisiva.

E’ il circo Barnum, ognuno fa il suo numero. C’è spazio per tutti, anche per noi cittadini, volendo.

Al voto mancano ancora 24 giorni. Sopravviveremo?

Pubblicato su Huffington Post l’1/2/2013

Da Barack Obama ai Marxisti per Tabacci. Le icone web del #2012

Il 2012 è agli sgoccioli. Un anno duro per tutti, “horribilis” per molti. Tra crisi e insuccessi, però, c’è anche chi in questi complessi 365 giorni è riuscito ad affermarsi. E’ stato soprattutto l’anno dei social media, che hanno dettato nuove regole di comunicazione. Non è un caso se da poco sono sbarcati su Twitter anche il Papa, Benedetto XVI, e il presidente del Consiglio dimissionario Mario Monti.

Continua a leggere su L’Huffington Post

http://www.huffingtonpost.it/micol-sarfatti/da-barack-obama-ai-marxis_b_2369243.html?utm_hp_ref=italy

20121231-111130.jpg

La guerra di #Gaza tra social media e manifesti. Vecchia e nuova propaganda

Israele e Palestina vivono una guerra eterna che non è fatta solo di bombe e missili. Negli ultimi giorni il conflitto nella striscia di Gaza è stato combattuto anche sui social network. 
L’esercito israeliano ha scelto Twitter per rendere note le sue operazioni militari e pure le brigate di Hamas hanno sfruttato il social network dei 140 caratteri per informare su obiettivi e vittime.

“Sia l’esercito palestinese, sia quello israeliano – commenta Al Jazeera – postano continui aggiornamenti sui loro attacchi in tempo reale. Israeliani e palestinesi stanno duellando a colpi di hashtag per controllare la narrazione del conflitto sui social media”.

Parole, quindi, ma anche tante immagini. Non solo quelle dei corpi dilaniati dei bambini, che sono spesso state strumentalizzate da chi non è né israeliano né palestinese, ma, soprattutto, quellepostate da chi la guerra la sta vivendo in prima persona.

In questa battaglia poi l’esercito israeliano ha rispolverato anche un mezzo più antico e tipicamente bellico: il manifesto.

Il primo ritrae una pioggia di missili su monumenti simbolo come la Statua della Libertà o la Tour Eiffel e la scritta “What would you do?”. Il poster chiede alle grandi città d’Occidente: “Voi cosa fareste al nostro posto?”, ponendo l’accento sul diritto alla difesa.

Un altro mostra una famiglia composta da madre, padre, figlio e gatto al centro di un mirino rosso. Sopra di loro il pay off “I civili israeliani sono l’obiettivo di Hamas”.

Non mancano ovviamente le infografiche su gli attacchi palestinesi e su i posti a rischio nella striscia di Gaza. Tra queste c’è anche l’immagine di un volantino che invita a stare lontani dalle basi di Hamas. Una campagna di comunicazione a metà tra il servizio pubblico e la propaganda che in pochi giorni ha fatto salire a quasi 198.000 i followers dell’account dell’ esercito israerliano a cui, però, rispondono prontamente quello delle brigate Alqassam e quello delle news ufficiali da Gaza.

Mezzi di comunicazione più tradizionali, come i manifesti, veicolati attraverso i potentissimi social media. La nuova propaganda di guerra passa anche da qui e diventa una battaglia nella battaglia. Fino all’ultimo tweet, rigorosamente in inglese.

Questo post è stato pubblicato su L’Huffington Post

Silvio Berlusconi #ancoratu. Dal viale del tramonto all’Araba Fenice

Prima l’addio alla politica, poi la condanna a 4 anni nell’ambito del processo Mediaset.

Il crollo della giunta di Roberto Formigoni e Nicole Minetti, il Milan che non va.

Silvio Berlusconi in conferenza stampa

Persino il flop di Dallas, la serie più iconica dell’edonismo ann’80 e simbolo del suo trionfo televisivo.

Per Silvio Berlusconi sembrava davvero arrivata la fine. Il suo annuncio di ritiro rievocava l’immagine di Gloria Swanson nel viale del tramonto.

Gloria Swanson ne “Il viale del tramonto”

E invece no. Prima ritorna dicendo che deve combattere lo strapotere della magistratura, poi convoca una conferenza stampa. Quando prende la parola è irriconoscibile: affaticato con voce tremante e lineamenti stravolti, ma alla fine risfodera la verve.

Accusa, si discolpa, spariglia. Il piglio non è quello di una volta, ma è comunque un’araba fenice risorta dalle proprie ceneri.

La Fenice

Chi ha fatto del palcoscenico e dei riflettori la chiave della propria esistenza, politica e personale, difficilmente riesce a farne senza. Anche se la credibilità non ce più. Ad ogni modo in poche ore B. è tornato protagonista assoulto: giornali, siti, tv, radio e persino una delle poche terre da lui, ancora, inesplorata. Quella dei social network. Su twitter, l’hashtag di battistiana memoria #ancoratu, creata dal geniale blog collettivo @nomfup, è diventata secondo trend mondiale. A questo punto, parafrasando un altro cantautore, “voglio proprio vedere come va a finire” e dove potrà ri-arrivare il cavaliere.

Note a margine. In un Paese civile, quello che in tanti hanno detto essere stato ridicolizzato proprio da Berlusconi, non si esulta né ci si strugge per una sentenza. Per quello ci sono, eventualmente, gli stadi.

#Twitter cambia icona. Nuovo look per l’uccellino blu

Twitter cambia look, come si conviene alle star. Nel logo non ci sarà più la scritta omonima e Larry, l’uccellino blu, avrà un profilo più semplice e senza ciuffo spettinato. Uno stile  minimale per segnare una nuova fase del sito di microblogging, che ha da poco superato il giro di boa dei 500 milioni di utenti e dei 400 milioni di tweet condivisi al giorno.

Il “vecchio” Larry

L’essenzialità del simbolo vuole rendere l’idea di un servizio intuitivo e facilmente utilizzabile anche da utenti poco esperti di social network.

E il “nuovo”

La silhouette di Larry è stata ridisegnata con tre cerchi sovrapposti che, come ricorda il team di Twitter, “rimandano alle reti, interessi e idee  degli utenti che si connettono e intersecano con coetanei e amici”.

Ecco il video del nuovo logo

Images of a Revolution-Iconografia delle rivoluzioni arabe #ijf12

Al Festival del giornalismo di Perugia si parla, anche, dell’iconografia delle rivolte che lo scorso anno hanno scosso il mondo arabo e nord-africano. Ne discutono all’Hotel Brufani Donatella Della Ratta, giornalista blogger ed esperta di Medio-Oriente, Imma Vitelli, reporter di Vanity Fair, Ali Bouazizi, attivista tunisino e Ibrahim Hamdan, videomaker di Al Jazeera e autore del documentario Images of a Revolution

Ed è proprio il lavoro di Hamdan a fare da filo conduttore al panel in cui si analizzano i riferimenti meta-fotografici delle rivoluzioni arabe. Movimenti di protesta nati nelle piazze e cresciuti grazie alle foto e ai video postati sui social network in un continuo gioco di rimandi tra le immagini ufficiali delle tv internazionali, i network digitali locali e le storie dei singoli, quelli che combattono contro i regimi e quelli che li sostengono.

Il gatto Dorofei torna al Cremlino e su Twitter spopola “lo riferirò a Vladimir”

Il mondo può tirare un sospiro di sollievo per il ritrovamento di Dorofei, il gatto di Dimitrij Medevedev, dato per disperso qualche giorno fa a mezzo Twitter. Il felino è tornato a casa e il caso ha talmente “scosso” la Russia che il sito di Radio Free Europe inserisce ironicamente la notizia tra i “flash” (http://www.rferl.org/content/russian_presidents_cat_not_missing/24530486.html).

Il gatto Dorofei

Il gatto Dorofei

Ma per un tormentone digitale che se ne va, #KotDorofei è diventato trend su twitter in poche ore, ce ne è un altro che continua a spopolare. Si tratta del “lo riferirò a Vladmir” detto da Medvedev, convinto che i microfoni fossero spenti, durante un incontro con Barack Obama.

"Non è molto, ma lo trasmetterò a Vladimir"

"Non è molto, ma lo trasmetterò a Vladimir"

Il capo, ancora per poco, del Cremlino ha risposto zelante al presidente Usa che promette più spazio per le negoziazioni sullo scudo antimissile dopo la sua rielezione. Sul social media dei 140 caratteri, grazie all’input del blogger dissidente Alexey Navalny, si è scatenata la fantasia. Qualcuno posta la foto di una bomba con scritto “consegnare a Vladimir”, altri innocui palloncini, qualcuno addirittura l’effige del patriarca Kiril.

Le “consegne” più belle raccolte dal sito Buzz Feed 

Icone digitali, Twitter compie cinque anni e diventa un’opera d’arte

Un lustro di cinguettii. Twitter, il social network che diffonde notizie, commenti e status in 140 caratteri, compie cinque anni.Tutti lo usano: comuni mortali, star planetarie, politici e giornalisti.

L'uccellino, logo di Twitter, disegnato da Simon Oxley

Twitterare, ormai, è  un verbo di utilizzo comune e la T azzura è diventata un marchio riconoscibile, che fa capolino persino dalle pagine dei quotidiani, complici anche le rivoluzioni africane in cui il social network sembra (forse con un eccesso di entusiasmo digitale  e di romanticismo) aver giocato un ruolo fondamentale.

Twitter visto dal messicano Angel Boligan

Sicuramente anche il marchio ha contribuito a questo successo planetario. L’essenziale e iconico uccellino azzurro è stato disegnato da Simon Oxley e, ai tempi, acquistato a un prezzo stracciato dai fondatori del social network.

La rivoluzione di Twitter secondo Patrick Chappate

Durante i suoi primi cinque anni Twitter è riuscito  a ispirare opere artistiche di vario genere. Dal racconto letterario collettivo scritto per tweet, lanciato da Tim Burton e proseguito dai suoi fan, passando per le sculture di sabbia sulla riva del Tamigi, fino alle tantissime opere grafiche e pittoriche si sono ispirate all’uccellino azzuro e che rendono l’idea dell’influenza esercitata da questo social network.

Twitter e il regime iraniano visti da John Cole

Tanti auguri Twitter!