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Terremoto de L’Aquila, le “Macerie” quattro anni dopo

“Ho provato a urlare, ma la paura era talmente forte che la voce non usciva. La mia camera continuava a tremare, il letto, l’armadio, il comodino. Niente smetteva di muoversi”.

“Abbiamo sentito un boato fortissimo, mio padre ci ha fatto scendere tutti in taverna e ci siamo accucciati sotto una volta. Diceva che quello era il posto più sicuro”.

“Sono non vendente e il ricordo più forte di quel maledetto 6 aprile e’ il rumore delle macerie che continuavano a cadere”.

Nel dicembre 2010 sono stata a L’Aquila con la Scuola di Giornalismo che allora frequentavo per realizzare un documentario. La neve rendeva l’atmosfera ancora più spettrale. Il centro storico era deserto anche nel fine settimana prima di Natale. Le tradizionali bancarelle erano allestite ma chiuse, a guardare da lontano c’erano solo i solo i soldati dell’esercito che ancora presidiavano la città.Quella pietra preziosa incastonata tra i monti del Gran Sasso voleva ancora mostrare il suo splendore dai pallazzi puntellati, dalle transenne della zona rossa, ma i cumuli di macerie ricordavano ad ogni angolo la scossa di terremoto del 6 aprile 2009. Ho conosciuto tante persone in quei giorni, ognuno mi ha raccontato la sua storia, il suo ricordo, la sua impressione e la sua esperienza su come questa emergenza è stata gestita dalle istituzioni locali e nazionali. Qualcuno mi ha parlato di soccorsi tempestivi, qualcun’altro di totale abbandono. Ad ogni modo L’Aquila è una città ancora tutta da ricostruire, soprattutto nel tesstuto sociale, e che porta cicatrici enormi. Probabilmente indelebili.

Tra le persone incontrate a L’Aquila, e che mi hanno aiutata nel lavoro, c’è  Umberto Braccili, giornalista della TGR Rai Abruzzo. Umberto è anche autore di “Macerie dentro e fuori” , un libro che racconta le storie di 13 ragazzi morti durante il terremoto. Lo hanno finanziato i genitori delle vittime perché la memoria di questa tragedia non venga offuscata, ma anche per indagare sulla disinformazione che ha contraddistinto i giorni precedenti al sisma, il mancato allarme e le case “di burro” costruite nel centro storico.

Colle Maggio ancora puntellata nel dicembre 2010

Colle Maggio ancora puntellata nel dicembre 2010

Il volume è scaricabile gratutitamente in formato PDF anche dal sito personale di UmbertoVale la pena leggerlo per ricordare il Terremoto de L’Aquila dalle parole di chi lo ha vissuto e per non dimenticare che c’è una città che ancora aspetta di rinascere.

Un aquilone tricolore per il ritorno (alla purezza) di Berlusconi

Il partito non ha ancora un nome, ma ha già un simbolo. Sarà, forse, un aquilone tricolore ad accompagnare il ritorno in politica di Silvio Berlusconi. Come racconta sul Corriere della Sera di oggi il cronista politico Francesco Verderami, il Cav starebbe testando senza sosta il nuovo logo, che dovrebbe diventare emblema di quell’ottimismo necessario a rilanciare il Paese.

Insomma, simbolo nuovo, ma significato vecchio: la ricerca di felicità che prova a ignorare il baratro in cui si sta per precipitare.

Un’ icona fluttuante, che rimanda alla purezza infantile e che si inscrive benissimo nel rinnovamento d’immagine messo in atto da Berlusoni. Il jogging, la ritrovata forma fisica, la “morigeratezza” del calcio mercato e l’addio alla fida Nicole Minetti.

Struscio notturno al centro commerciale Aquilone-L’Aquila

L’Aquilone però, negli ultimi anni, è entrato nell’immaginario collettivo anche come simbolo della desolata ricostruzione de L’Aquila dopo il terremoto. E’ il nome del centro commerciale del capoluogo abruzzese, diventato un goffo tentativo di ricreare la socialità che una volta nasceva nelle strade del centro storico.

Una similitudine non casuale con il nuovo aquilone berlusconiano che vorrebbe tornare a volare leggero, dimentico del recente passato e della realtà.

Heartquakes

La terra trema

Cile

Tutti si distrugge, ma rimangono le macerie

Popolo delle carriole-L'Aquila-Abruzzo