Tag Archive | Silvio Berlusconi

La pancia, metaforica e reale, della politica italiana

Toni pacati, larghe intese, fair play, almeno apparente, tra vincitori e vinti, persino un ricambio generazionale che riaccendeva le speranze. Fino a qualche settimana fa la politica italiana sembrava vivere un’ inusuale, seppur breve, stagione di toni moderati. Da qualche giorno però la musica, per non dire il frastuono, è tornata quella di un tempo, quella a cui le nostre orecchie sono ormai più abituate. La politica è di nuovo emotiva, più di “pancia” che di testa, complice l’acceso dibattito sulla legge elettorale. In breve tempo ci sono stati ritorni, dimissioni, rotture e i toni si sono di alzati.

Ci sono Stefano Fassina e Gianni Cuperlo che mal sopportano le uscite del segretario Renzi, indiscusso protagonista e regista del dibattito attuale, e si indispettiscono al punto di preferire le dimissioni. C’è Silvio Berlusconi, l’Araba Fenice alla sua ennesima rinascita, che torna in scena, come sempre, da protagonista e provoca reazioni accese. Il Pd si spacca sull’incontro con Renzi, l’arrivo al Nazareno del Cavaliere viene salutato da lanci di uova.

Continua a leggere su Huffington Post 

Lampedusa, dopo lo show della politica si torna alla vita vera

“Atmosfere tragiche”, toni cupi, echi “da Giulio Cesare”, intrighi da commedia, tratti grotteschi, personaggi da melodramma e suspense da thriller. Ieri nelle aule del nostro Parlamento è andato in scena una delle più avvincenti pièce politiche degli ultimi anni. Un concentrato di tutti i generi possibili e immaginabili della letteratura teatrale, animato da istrioni e comprimari.

I timori per i destini del nostro Paese, sempre più sull’orlo del precipizio, non impedivano di seguire con trepidazione l’esito del voto di fiducia a Enrico Letta. E poi i traditi e i traditori, i vinti e gli sconfitti, il crepuscolo su quello che sembrava l’intramontabile regno di Silvio Berlusconi, la rivincita della politica poco muscolare, la probabile rinascita di una nuova, vecchia, Dc.

Questa mattina c’erano ancora nuovi scenari da commentare, sviluppi, ipotesi sui destini di alcuni dei protagonisti della nostra politica. E ancora tanto rumore di sottofondo. Poi però la realtà ha fatto irruzione.

Nelle acque di Lampedusa hanno perso la vita 94 persone, 250 sono disperse. Uomini, donne e bambini hanno perso la vita per raggiungere un Paese, che, paradossalmente, sembra non avere più nulla da dare nemmeno a chi lo abita da sempre.

L-ennesima-ecatombe-a-largo-di-Lampedusa_h_partb

Eccola la tragedia, quella vera e non letteraria, quella che non si riesce a raccontare veramente e che ci riporta alla vita. Ieri, con adrenalina, si contavano i voti, oggi, con dolore, i morti. Le urla, i fischi e gli applausi degli onorevoli si zittiscono.

Il Papa, che sull’Isola era stato a luglio, grida “Vergogna!” L’agenda della politica viene annullata. “È una tragedia troppo grande per poterci dedicare oggi alle vicende interne al nostro Gruppo parlamentare e al nostro Partito”, commenta Berlusconi. Alfano cancella la riunione con i ministri del Pdl e parte per Lampedusa. Ci andrà anche la presidente della Camera Boldrini.

Per un attimo cala il silenzio, ma è subito rotto dalle dichiarazioni.

Comincia il balletto delle accuse, le più forti arrivano dalla Lega “Tutta colpa del duo dell’integrazione Kyenge-Boldrini, il cui pensiero ipocrita preferisce politiche buoniste alle azioni di supporto nei paesi del terzo mondo e ha portato a risultati drammatici come questi.

Continuando a diffondere senza filtri messaggi di accoglienza si otterrà la sola conseguenza di mietere più vittime di una guerra. Tanto la Boldrini quanto la Kyenge hanno sulla coscienza tutti i clandestini morti in questi ultimi mesi”, commenta Gianluca Pini, vicepresidente del gruppo Lega Nord a Montecitorio.

“Siamo al punto di non ritorno con questa forza politica. Se uno vuole prendere il palcoscenico, non è questo il momento per farlo “, replica il ministro dell’Integrazione Kyenge.

E oggi, davvero, il tempo degli show è finito. Gli attori della politica vogliono troppo spesso recitare da protagonisti. Ora però deve calare il sipario. È tempo, in Italia come in Europa, di riflettere, prendersi responsabilità e affrontare questa drammatica emergenza.

Pubblicato su Huffington Post il 3 ottobre 2013 

A Milano, in un sabato d’agosto, torna Forza Italia

A Milano, in un sabato d’agosto, torna Forza Italia. Questa volta per davvero. Mentre tutti gli occhi sono puntati su Marina e il Cavaliere attende, con poca speranza, una risposta del Colle alla richiesta del Pdl di restituirgli l’agibilità politica dopo la condanna in Cassazione, nel cuore della Chinatown meneghina compare un manifesto di Forza Italia. Non è ancora scattata la deadline ferragostana, ma tant’è.

foto (10)

 

La foto mostra Silvio Berlusconi che infiamma la folla da un palco “azzurro libertà”. Ma più che un palco, sembra un ring. Perché lo scontro è appena cominciato. Il Cav e i suoi fedelissimi promettono “un’operazione verità contro l’attentato alla democrazia”. Nel fortino di Arcore si studiano i sondaggi, si lanciano segnali di guerra sull’Imu, si medita sul voto.

E, intanto, si torna al 1994. Un tuffo nel passato, visivo, comunicativo e politico. L’emblema perfetto dell’immobilismo italiano.

Questo articolo è stato pubblicato su Huffington Post il 12/8/2013

Il grande circo della politica italiana. Tra proposte shock, catene e calciatori

Lo scorso venerdì ho scritto sull’ Huffington Post grande circo della politica italiana. Raccontavo delle minacce di Bersani, delle catene di Giannino, degli hashtag poco sobri dedicati al professor Monti. Niente a confronto dell’ormai celeberrima proposta shock sparata ieri da Silvio Berlusconi.

Veghino elettori, venghino…..

Signore e signori, va in scena il grande circo della politica italiana. Bersani abbandona la pacatezza emiliana per mostrare i denti e promettere di sbranare gli avversari. Beppe Grillo, showman che ora rinnega la tv, gli risponde urlando dalla piazza dello Tsumani Tour “Cosa vuol sbranare? lo fa con le gengive? Così come ha fatto con Berlusconi in questi anni”.

Il professor Monti sbarca su Twitter, si lancia pure in uno struggente “Wow”, ma poi si becca un non proprio sobrio #sucamelamonti in risposta alla sua proposta di accorciare le vacanze scolastiche.

E poi c’è sempre Silvio Berlusconi, il mattatore. Compra e vende follower in rete, zittisce Santoro, pulisce sedie. Dice che poi, leggi razziali a parte, “Mussolini non era così male” e poco dopo si assopisce. Peccato fosse al Memoriale della Shoah di Milano. E’ sempre lui la star mediatica, niente da fare. Troppe frecce nelle suo arco di profondo conoscitore della comunicazione. Panem te circenses: a far dimenticare la gaffe arriva Super Mario Balotelli.

A insidiare il ruolo di showman di Berlusconi, anche se con altro stile, c’è Oscar Giannino. Look inconfondibile da flậneur decadente, sarcasmo sottile, strategica gestione dei coupe de théậtre. Su tutti l’incatenamento contro le tasse a Porta a Porta, che gli è valso il tormentone di Djannino chained, in onore dell’ultimo strepitoso film di Quentin Tarantino.

Djannino Chained

Djannino Chained

Poi all’improvviso arriva anche Antobio Ingroia, che si paragona a Giovanni Falcone e attacca briga con Ilda Bocassini, tirando in ballo Paolo Borsellino.

Ognuno ha la sua ribalta, il suo pezzo di giornale o di homepage. Il teatrino della politica non va in scena solo grazie alla cattiva maestra televisione e ai talk show. In queste elezioni ci sono anche i social media. Piace pensarli come mezzi nobili, con un pubblico scelto, ma non sempre è così. Anche la piazza digitale può diventare sguaiata come quella televisiva.

E’ il circo Barnum, ognuno fa il suo numero. C’è spazio per tutti, anche per noi cittadini, volendo.

Al voto mancano ancora 24 giorni. Sopravviveremo?

Pubblicato su Huffington Post l’1/2/2013

Silvio Berlusconi #ancoratu. Dal viale del tramonto all’Araba Fenice

Prima l’addio alla politica, poi la condanna a 4 anni nell’ambito del processo Mediaset.

Il crollo della giunta di Roberto Formigoni e Nicole Minetti, il Milan che non va.

Silvio Berlusconi in conferenza stampa

Persino il flop di Dallas, la serie più iconica dell’edonismo ann’80 e simbolo del suo trionfo televisivo.

Per Silvio Berlusconi sembrava davvero arrivata la fine. Il suo annuncio di ritiro rievocava l’immagine di Gloria Swanson nel viale del tramonto.

Gloria Swanson ne “Il viale del tramonto”

E invece no. Prima ritorna dicendo che deve combattere lo strapotere della magistratura, poi convoca una conferenza stampa. Quando prende la parola è irriconoscibile: affaticato con voce tremante e lineamenti stravolti, ma alla fine risfodera la verve.

Accusa, si discolpa, spariglia. Il piglio non è quello di una volta, ma è comunque un’araba fenice risorta dalle proprie ceneri.

La Fenice

Chi ha fatto del palcoscenico e dei riflettori la chiave della propria esistenza, politica e personale, difficilmente riesce a farne senza. Anche se la credibilità non ce più. Ad ogni modo in poche ore B. è tornato protagonista assoulto: giornali, siti, tv, radio e persino una delle poche terre da lui, ancora, inesplorata. Quella dei social network. Su twitter, l’hashtag di battistiana memoria #ancoratu, creata dal geniale blog collettivo @nomfup, è diventata secondo trend mondiale. A questo punto, parafrasando un altro cantautore, “voglio proprio vedere come va a finire” e dove potrà ri-arrivare il cavaliere.

Note a margine. In un Paese civile, quello che in tanti hanno detto essere stato ridicolizzato proprio da Berlusconi, non si esulta né ci si strugge per una sentenza. Per quello ci sono, eventualmente, gli stadi.

Iconografia di Nicole Minetti, da peccatrice a santa.

Lo so, sulla Minetti in questi giorni hanno scritto in tanti, se non tutti. Per lei si sono scomodati direttori di testate e firme pregevoli.

In  poco tempo Nicole da Rimini, 27 anni, una laurea triennale da igienista dentale al San Raffaele di Don Verze’ e un ingresso in politica grazie al listino bloccato di Roberto Formigoni, e’ passata con disinvoltura da spietata maitresse a vittima sacrificale.

Nicole Minetti in Consiglio Regionale

Il Pigmalione Silvio Berlusconi la invita a dimettersi, in vista del restyling per la ri-discesa in campo. Lei però non molla e si trincera dietro un “non parlo per il bene di tutti” e, stoica, si presenta in Consiglio Regionale con l’abbronzatura fresca di un weekend a Porto Cervo. Si dice stia trattando un’uscita di scena milionaria, mentre i colleghi di partito, che un tempo la difendevano, la definiscono “Non adatta alla politica”, come ha sottolineato Daniela Santanché o la invitano a “lasciare spazio alla militanza”, come suggerito dall’ex ministro Maria Stella Gelmini.
Negli ultimi due anni la Minetti è stata protagonista indiscussa sulla stampa e soprattutto nelle fotogallery di gossip, ma anche in quelle dei principali siti di informazione. E proprio dalle fotografie sul web si può scorgere la parabola discendente dell’ex soubrette. Prima fotografata sorridente al Pirellone, concentrata sullo shopping di alta gamma in via Montenapoleone, in bikini a formentera, poi con l‘aria corrucciata e la testa bassa, persa tra le preoccupazioni sul futuro.
Un declino fotografico, ma anche, in un certo senso, fisico. Nicole era bellissima all’esordio in Colorado Caffè, ma negli anni la sua fisionomia è apparsa sempre più stravolta dai ritocchi, assolutamente superflui, di chirurgia plastica.

Nicole Minetti ai tempi di Colorado Caffè

Concludo con un piccolo ricordo personale, ho avuto di modo di “conoscere” Nicole Minetti lo scorso novembre. Rimane senz’altro uno dei personaggi più peculiari con cui abbia mai avuto a che fare nella mia verde carriera giornalistica. L’ho incontrata a una sfilata organizzata dal ministero della Difesa a Milano. Erano i giorni dell’alluvione in Liguria, ma soprattutto le ultime ore del governo Berlusconi. Nicole non voleva farsi intervistare, né rilasciare dichiarazioni a riguardo, un po’ come oggi. Mi rispose comunque in modo gentile e disse di volersi solo godere “la bella serata”. Sembrava non avere pienamente la percezione di quello che stava per accadere al suo mentore.

Nicole Minetti alla sfilata di novembre

Ricordo mi fece anche i complimenti per il cappotto che indossavo. Aveva un’aria davvero naif, come una liceale ad una festa. Cantava a squarciagola le hit del momento che accompagnavano la sfilata e ticchettava continuamente sul suo Blackberry. Indossava una camicia bianca e un paio di orecchini di perle, i simboli dell’eleganza più classica, così lontana da lei.
Sembrava una ragazzina catapultata in un meccanismo troppo complesso. Si mostrava padrona della situazione, ieri come oggi, ma forse non era così. E forse è proprio quell’aria eternamente stupita ad averla mediaticamente trasformata, in pochissimo tempo, da strega da mettere sul rogo a vittima sacrificale da difendere.

Un aquilone tricolore per il ritorno (alla purezza) di Berlusconi

Il partito non ha ancora un nome, ma ha già un simbolo. Sarà, forse, un aquilone tricolore ad accompagnare il ritorno in politica di Silvio Berlusconi. Come racconta sul Corriere della Sera di oggi il cronista politico Francesco Verderami, il Cav starebbe testando senza sosta il nuovo logo, che dovrebbe diventare emblema di quell’ottimismo necessario a rilanciare il Paese.

Insomma, simbolo nuovo, ma significato vecchio: la ricerca di felicità che prova a ignorare il baratro in cui si sta per precipitare.

Un’ icona fluttuante, che rimanda alla purezza infantile e che si inscrive benissimo nel rinnovamento d’immagine messo in atto da Berlusoni. Il jogging, la ritrovata forma fisica, la “morigeratezza” del calcio mercato e l’addio alla fida Nicole Minetti.

Struscio notturno al centro commerciale Aquilone-L’Aquila

L’Aquilone però, negli ultimi anni, è entrato nell’immaginario collettivo anche come simbolo della desolata ricostruzione de L’Aquila dopo il terremoto. E’ il nome del centro commerciale del capoluogo abruzzese, diventato un goffo tentativo di ricreare la socialità che una volta nasceva nelle strade del centro storico.

Una similitudine non casuale con il nuovo aquilone berlusconiano che vorrebbe tornare a volare leggero, dimentico del recente passato e della realtà.

Iconografia Napoleonica. Anche Berlusconi rischia Sant’Elena?

Diciamoci la verità, ce lo aspettavamo tutti. In questa imprevedibile (climaticamente e non solo) estate loro erano la coppia più chiacchierata. La loro separazione era più scontata di quella tra Belen Rodriguez e Fabrizio Corona, ma ahimè ben più pericolosa e con molte più conseguenze per il Paese. Alla fine Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini hanno rotto e il divorzio pare tutt’altro che consensuale. A prima vista sembra che a patire di più sia l’esule Gianfranco, cacciato da casa Pdl per le sue idee incompatibili con quelle del leader maximo, ma ad un’analisi più attenta anche Silvio Berlusconi non uscirebbe indenne da questa separazione. Lo sottolinea Giuliano Ferrara, colui che, invano, ha provato a convincere Berlusconi sulla tregua. Il caustico direttore de Il Foglio si premura di dire al Presidente del Consiglio, dalle pagine del Corriere della sera, che la sua anomalia politica ha prodotto cose importanti, ma forse non ha più nulla da dire al Paese e produce solo instabilità.

“Vorrei dire a Berlusconi che è dura essere Napoleone, che poi si sa come è finito: a Sant’Elena”, commenta Ferrara. Del resto al premier il paragone con Bonaparte è sempre piaciuto, ma forse non voleva considerare anche la sua parabola discendente. Stare da soli, si sa, fa paura a tutti, anche a quelli che sembrano invincibili.