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Papi (non) buoni

Santo sarà Woitjla, Papa amato e mediatico, ma con lui il giorno delle beatificazione non ci sarà Pio XII, Papa sottoposto al “giudizio storico” per non aver fatto nulla contro le leggi razziali e la Shoah.  La comunità ebraica tira, per ora, un sospiro di sollievo ma la Chiesa non mette in discussione le  sue “virtù eroiche”.  Il  processo di beatificazione è comunque avviato. Sui giornali torna  il ritratto di questo Pontefice ,algido e aristocratico di origini e di pose. La sua figura è ieratica, statuaria, emblema di un’autorità eterna ed universale.

Un Papa “tradizionale”, meno Giovanni Paolo II e più Innocenzo X,  Pontefice seicentesco autorevole, santo e sicuro, autore di una politica raffinata.  Vera e propria icona della rappresentazione papale grazie al ritratto di Velasquez, che però ne coglie anche l’aspetto ruvido e satirico.

Ma lo stesso pontefice, che nel ritratto del pittore spagnolo rappresenta il potere, diventa, 1300 anni dopo l’icona della disperazione. Francis Bacon restituisce a Innocenzo X le sembianze di un uomo terrorizzato, la cui immagine non è più magnetica ma resa evanescente dalla pioggia di pennellate scure che scendono dall’alto. Il trono papale diventa una sedia elettrica, la bocca è spalancata in un grido.

Ecco allora che  la tradizionale iconografia dei ritratti di corte si rovescia e svela la fragilità nascosta di ogni uomo; il rappresentante di Dio in terra mostra sentimenti terreni  come l’angoscia e l’isteria. Il Pontefice lascia cadere le maschere e si rivela per quello che è, un uomo  solo. Il Papa è un uomo, Eugenio Pacelli era un uomo, errare è umano, ma forse santificare gli errori (della storia) è diabolico.

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Quando l’iconoclastia genera nuove iconografie

Il tentato regicidio è avvenuto, domenica scorsa l’iconoclasta Tartaglia ha colpito al volto Silvio Berlusconi dopo un comizio in Piazza del Duomo a Milano. Il suo  volto liftato e perennemente abbronzato, inno ad un’eterna e impossibile giovinezza, diventa una maschera di sangue.

L’icona del potere popolare diventa icona di sofferenza. Anche il Presidente del Consiglio è umano e vulnerabile, vuol far credere il contrario mostrandosi alla folla con il volto che è ormai una maschera della tragedia greca, simbolo di dolore.

E’ la prova della sua debolezza, su tutti i fronti, ma Berlusconi sa trarre vantaggio anche da un episodio come questo. Eccolo ora è una martire, come Santo Stefano.

Il suo volto sfregiato diventa la Sacra Sindone, acquisisce santità, i suoi e persino qualche vecchio nemico gli stringono intorno.Alle dimissioni dall’Ospedale San Raffaele il volto da Sacra Sindone è incerottato ora assomiglia di più ad Hannibal Lecter del silenzio degli innocenti.

Anche nella tragedia Silvio Berlusconi non riesce  a staccarsi di dosso la patina trash, a ferirlo è stata una statuetta del Duomo, moltiplicazione della scena del crimine, oggetto kitsch e inutile. Pensavo che a comprare simili souvenir fossero ormai solo i giapponesi… mi sbagliavo.