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L’Icona del Pop russo Alla Pugacheva canta contro Putin e l’attrice Ciulpan Khamatova finge di supportarlo

Per la prima volta nella storia della musica leggera russa, la cantante  Alla Pugacheva ha abbandonato il pop disimpegnato per darsi alla politica con una canzone anti Putin e pro Prokhorov, l’oligarca che sfiderà il premier alle presidenziali del 4 marzo.

L ‘icona pop, super ospite internazionale a Sanremo’87, per rimanere in tema con l’attualità nostrana, si è fatta accompagnare sul palco dal leader della band Mashina Vremini,  Andrei Makarevich.

I due non citano mai  i candidati al Cremlino, ma fanno riferimenti abbastanza espliciti. Come l’ammonimento a “chi vuole stare sempre in cima”, palesemente dedicato a Vladimir Putin, al potere da più di 12 anni.

Il duello non è che l’ultima puntata di una campagna elettorale sempre più incandescente, soprattutto dal punto di vista mediatico. Ieri sono apparsi in rete un video in cui un finto Putin viene processato per terrorismo

http://video.corriere.it/vladimir-putin-dietro-sbarre-ma-fake/42d29818-586d-11e1-9269-1668ca0418d4

e un spot in cui Ciulpan Khamatova, interprete di film d’autore, tra cui anche i Good Bye Lenin, si schiera a favore dell’attuale premier, ma in evidente stato di disagio.

Secondo molti, l’attrice, che è anche un’attivista per i diritti umani e impegnata in iniziative benefiche per bambini malati di leucemia, avrebbe ricevuto minacce di chiusura della sua fondazione se non avesse accettato di girare l’endorsment. Ma il Cremlino smentisce.

Icone Sanremesi #2. Note di stile. Prima serata con tanti glitter e poca eleganza

Il palco dell’Ariston non è solo una ribalta per cantati, ma anche una passerella. A Sanremo si canta, certo, ma si sfila anche. Tra tocchi di classe e, molti, scivoloni.

A cominciare dai presentatori. Gianni Morandi, dà il via alla kermesse raccogliendo il testimone della conduzione da Antonella Clerici. Lui sfoggia uno smoking di Salvatore Ferragamo con giacca nera glitterata. Lei, nonostante le critiche dello scorso anno, non rinuncia a una mise abbagliante, nei toni dell’oro. “Gianni, sei sbarluscente. Che meraviglia” – esclama la Clerici. A vederli insieme sul palco dell’Ariston si rischia di rimanere accecati.

Gianni Morandi in smoking luccicante di Ferragamo

Tatangelo in versione dark, . Pravo in stile rococò

Nemmeno Giusy Ferreri è immune al fascino dei fatui luccichii. Apre la gara con un abito in pizzo nero, scollatura profonda, illuminata da qualche pailettes, e tacco 15 d’ordinanza, l’ex star di X-Factor è alta 1 metro e 51. Tutto firmato dallo stilista casertano Michele Del Prete. Il look da sposa dark, citazione di Loredana Bertè, convince poco, come la sua canzone.

Anche Anna Tatangelo ha una veste più rock. Se nel 2005, per cantare Ragazza di periferia, indossava romantici abiti da soirèe con strascico, oggi per gridare Bastardo sfoggia un look androgino con ispirazioni punk. Tuxedo con spalline anni ’80, schiena nuda, come sempre firmato John Richmond, e occhio bistrato. E’ la brutta copia di Anna Oxa quando, nel 1978, cantava Un emozione da poco. Peccato le manchi un paroliere come Fossati.

Anna Tatangelo e Anna Oxa sono state le prime eliminate di Sanremo

In questo Sanremo, però, non va meglio neanche alla Oxa che abbandona i look ricercati e sale sul palco con una simil tuta in acrilico. Eliminate entrambe, in fatto di stile e di musica.

Prima uscita. Rodriguez in blu Ferretti, Canalis in rosso Versace

Il premio dell’eleganza femminile va, per questa prima serata, a Patty Pravo. L’ eterna (le operazioni di chirurgia plastica le danno un’età indefinita) icona della musica si esibisce con un abito nero e un’ acconciatura di ispirazione settecentesca. La “ragazza del Piper” offusca anche Elisabetta Canalis e Belen Rodriguez. Le due splendide vallette smettono le minigonne e si vestono da gran sera, ma, così facendo, perdono punti. In versione galà convincono poco. Troppo impacciate, troppo bionde, troppo poco sexy, rispetto al solito. Bellissimi, comunque, gli abiti firmati Alberta Ferretti, per la Rodriguez, e Versace, per la Canalis.

Giacche fantasiose al bando

Gli uomini in gara sono più classici, quasi tutti in completo d’ordinanza. Spicca Davide Van De Sfroos, il menestrello del lago di Como, che ha un completo folk-chic, ironico e un po’ ruffiano come il suo pezzo Yanez.

Davide Van De Sfroos canta in dialetto della tremezzina

Bene anche Luca Barbarossa: elegante, e senza età, nel suo smoking satin blu notte.

Bocciatura senza appello per la giacca improbabile con fantasia damascata, nei toni del rosso e del grigio, del direttore d’orchestra Fio Zanotti e per quella ,un po’ troppo casual, di Max Pezzali.

Per questa speriamo non ci sia un Secondo Tempo.

 

Icone Sanremesi#1. Gli scomparsi: da stelle a meteore

IN VISTA DELL’IMMINENTE PARTENZA DEL SOLITO CARROZZONE SANREMESE MI CONCEDO QUALCHE DIVAGAZIONE SUL TEMA.

Stelle che brillarono per il tempo di una primavera, premiate dal televoto, ma affossate dalle vendite. Autori di tormentoni presto relegati all’eterno oblio. Promettenti cantanti vittime della maledizione della kermesse canora più famosa d’Italia. Comunque le si voglia chiamare le meteore di Sanremo sono tante, tantissime, dall’epoca vinile a quella del mp3.

Alcune di loro sono state protagoniste di parabole paradossali: da cantati di insuccesso a vere e proprie icone pop.Chi non ricorda i Jalisse? Coppia, nella vita e sul palco, composta da Fabio Ricci e Alessandra Drusian, che nel 1997 trionfò a sorpresa sul Palco dell’Ariston con Fiumi di Parole.


Dopo qualche foto e intervista di rito, di loro non si seppe più nulla. I Jalisse, arrivati a Sanremo da perfetti sconosciuti, si erano autoprodotti grazie ad un etichetta musicale indipendente, ma le vendite del loro primo album, Il cerchio magico, non furono esaltanti. Nell’anno della vittoria furono anche accusati di plagio: Fiume di parole assomigliava molto alla ben più nota Listen to your heart dei Roxette, ma alla fine non venne preso alcun provvedimento. Ben presto il duo venne etichettato come meteora ma, bistrattato dai mass-media e protagonista di numerose parodie, visse una seconda giovinezza da fenomeno mediatico, che, inaspettatamente li salvò dall’oblio.

L’anno dopo, nel 1998, un’altra “scomparsa” della musica leggera conquistò il podio sanremese. Si tratta di Lisa, filiforme cantante calabrese, dal look sofisticato, che si classificò, da perfetta sconosciuta, al terzo posto della categoria big( grazie ad un nuovo meccanismo di gara) con il brano Sempre. Ignorata in Italia, Lisa ha cercato successo oltralpe e si è costruita una nuova carriera in Francia, nel 2003 è tornata a Sanremo con Oceano, brano dalla sonorità evocativa, che non ha sedotto né la giuria né il mercato discografico. Sul suo sito ufficiale Lisa si presenta così: “Tanti i successi ottenuti, innumerevoli i premi. Popolarità in Francia e nel resto d’Europa. Non di meno nelle classifiche dei tanti paesi del Sud America”. Come recita un vecchio detto “Nessuno è profeta in patria”.

Analogo destino anche per Camilla, voce r’n’b made in Cuggiono, provincia di Milano, che arrivò seconda nelle nuove proposte sanremesi del 1996. L’estate prima del Festival aveva scalato la classifica con Non c’è ragione, all’Ariston invece, cantava 0337, lungimirante brano sulla dipendenza dai cellulari, allora ancora status symbol per pochi. Qualche anno dopo, assieme allo zero davanti ai prefissi, anche la dolce Camilla è sparita.

Spesso si assiste anche a un curioso binomio meteora-canzone ever green. Come Non amarmi del duo Aleandro Baldi-Francesca Alotta, brano vincente del 1992, ancora gettonatissimo in tutti i karaoke d’Italia. Gli interpreti originali, però, sono dispersi. Pensare che la loro canzone è stata reinterpretata perfino da Jennifer Lopez.

Nella stessa categoria c’è anche Brutta di Alessandro Canino, brano sulle difficoltà adolescenziali, che in tanti ricordano, ma non è dato sapere cosa faccia ora il suo autore.

Il 15 febbraio partirà la nuova edizione del Festival, ai cantanti in gara, soprattutto agli esordienti, c’è quasi da augurare di non vincere, oppure di votarsi a San Remo.

Vecchia icona rock e nuova (ahinoi!) icona pop

Sabato 20 febbraio. Mezzanotte, ho appena assistito ad un concerto di Vasco Rossi. Rock star che o la si ama o la si odia ma che a 58 anni suonati travolge ed emoziona ancora un pubblico sempre in delirio. Lui è l’icona che fa per una settimana di fila il tutto esaurito, che fa cantare insieme generazioni diverse.

E’ vero le canzoni di Vasco non sono più quelle di qualche anno fa (patetica l’ultima “Sono qui”, disperato tentativo di cover di “Creep” dei Radiohead), ma lui sopravvive perchè ormai è un’icona vivente, osannato da un pubblico perennemente in delirio per qualunque sua espressione, che sia di valore o meno. Ma Vasco rimane una rockstar.

Ancora una volta ho cantato a squarciagola le sue canzoni, sono in coda nel parcheggio del Forum, soddisfatta per il  concerto. Guardo il mio Iphone, Facebook e Twitter sono in delirio. Il trio Pupo, Filiberto, Canonici sta rischiando di vincere Sanremo, nessuno vuole crederci, nemmeno l’orchestra, ma è così.

Alla fine vince “per fortuna” Valerio Scanu, creatura defilippiana catapultata dall’accademia di Amici al Palco dell’Ariston e l’insolito trio arriva secondo. Ha vinto il male minore. Ha perso sicuramente la musica, banale ma vero.

Emanuele Filiberto entra drammaticamente a far parte dell’universo delle icone pop

Certo è che se il Festival riesce ad essere in qualche modo specchio del paese abbiamo poco da cantare “Italia amore mio”…