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“Cercasi operaio”. La Russia dice addio al mito del proletariato.

Per i puristi di sinistra sono in arrivo nuovi dolori. Chi è rimasto deluso dai Pantheon e dalle rievocazioni di preti e chierichetti dei candidati delle primarie del nostro centrosinistra dovrà fare i conti con altre delusioni in arrivo proprio dalla Madre Russia. Anche qui, ormai, gli operai, simbolo del comunismo che fu e della retorica della Rivoluzione, fanno capolino solo da qualche affiche d’epoca.

Pare infatti che nella Federazione nessun giovane voglia più fare lavori manuali o di fatica. A confermarlo c’è anche una campagna pubblicitaria, diffusa tramite spot tv e manifesti. L’ha firmata il governo, ma di istituzionale ha ben poco. Le protagoniste sono ragazze bionde e sinuose, vestite con una tuta da operaio in versione sexy e armate di trapano o occhiali da saldatore. Ammiccano implorando “Ho urgente bisogno di un muratore”. Ovviamente esistono anche le versioni con appelli a falegnami, idraulici e carpentieri.

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Le Pussy Riot non sono icone Pop

Due settimane fa la copertina di Der Spiegel, da venerdì quella di Internazionale. In mezzo tanti,tantissimi articoli e servizi tv. I Media occidentali, ma non solo, continuano a parlare delle Pussy Riot. In poco tempo le tre ragazze punk sono diventate icone della libertà di espressione, ma anche nuovi simboli mediatici. Molte rock star internazionali hanno solidarizzato con loro, qualcuna forse più per posa che per convinzione. Come Sting, che dopo aver lanciato appelli pro Pussy Riot, si e’ messo a cantare, dietro lauto compenso per l’anziana sorella del numero uno di Gazprom Alisher Usmanov. Il concerto, privatissimo, è avvenuto in una villa esclusiva in Sardegna, qualcuno dice anche alla presenza di Silvio Berlusconi.

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Pussy Riot, oggi manifestazioni e sentenza

Oggi si attende la sentenza del processo alle Pussy Riot. Ci saranno manifestazioni in sostegno delle ragazze in tutto il mondo da Mosca, ovviamente, a Berlino e New York, passando anche per Milano.

Di seguito il pezzo scritto in viaggio per Articolo 21 (www.articolo21.org)

Il bel viso di Nadezhda Tolokonnikova campeggia anche dalla copertina del Der Spiegel, il più noto dei settimanali tedeschi. La leader delle Pussy Riot e’ritratta dietro le sbarre, sotto di lei il titolo “La Russia di Putin”. L’ennesima dimostrazione di una mobilitazione globale a favore della punk band al femminile alla sbarra per una canzone anti-Putin nella chiesa del Salvatore a Mosca. L’attesa sentenza per un processo che, oltre ad aver diviso la popolazione locale, sarà emblematico per la attuale politica putiniana e per la giustizia russa, e’ prevista per domani. Le più grandi star internazionali si sono subito schierate a favore delle ragazze, lanciando appelli e dedicando loro momenti speciali nei concerti, come ha fatto Madonna durante il suo show moscovita. Un atto per cui la pop star e’ stata liquidata con l’epiteto di vecchia p…. dal vicepremier Dmitri Rogozin e per cui gli estremisti cristiani hanno bruciato in piazza la sua foto. Iconoclastia e Inquisizione, come nel medioevo.

Un approccio troppo antico e troppo liberticida. Venerdì migliaia di persone scenderanno in piazza in tutto il Mondo per sostenere le ragazze. Ci saranno cortei a Parigi, Barcellona, New York e Berlino. Qui un gruppo di parlamentari ha inviato all’ambasciata una lettera In cui etichetta la detenzione delle Pussy Riot come un provvedimento draconiano e Sottolinea come “in uno stato laico e pluralista la libertà di espressione non puo’ essere concepita come un crimine”.

A Mosca il corteo di protesta inizierà alle 14 locali e sarà coordinato dagli avvocati difensori della band. Anche in Italia molti artisti hanno dimostrato la loro solidarietà verso le Pussy Riot. A Milano l’Associazione Annaviva Un presidio alle ore 17 sotto la bandiera russa dell’Expo.

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Le Pussy Riot, Madonna, i nuovi iconoclasti e i roghi dell’inquisizione

“Madonna, ti preghiamo, liberaci da Putin”. Era questa la supplica delle Pussy Riot il giorno dell’ormai nota performance nella chiesa del Salvatore a Mosca. Una canzone che ha fatto finire le ragazze dritte dritte in galera. La sentenza del processo a loro carico, che si sta svolgendo con le tipiche modalità della giustizia russa, legata a doppio filo al potere politico, è attesa per il 17 agosto. Nel frattempo è arrivata in soccorso la tanto invocata Madonna, quella profana e non santa però. La Pop star, dopo la clamorosa gaffe della confusione tra bandiera russa e ucraina, si è esibita in concerto a Mosca con la scritta Pussy Riot sulla schiena. Madonna ha lanciato dal palco anche un accorato appello, arrivato dopo quello di altri artisti internazionali, tra cui Red Hot Chili Peppers, Pearl Jam e Who, che ha molto infastidito il governo russo.

Madonna in concerto a Mosca

Il vicepremier Dmitri Rogozin ha liquidato la cantante a mezzo Twitter con una battuta che lascia poco all’immaginazione: “Ogni ex p… – ha scritto – tende a dare in giro lezioni di morale. In particolare quando si trova in tournee all’estero”. Ma le dichiarazioni infuocate non hanno certo intimidito la diva, avvezza alle provocazioni, che ieri si è esibita a San Pietroburgo sfidando la legge locale che vieta la “propaganda omosessuale in pubblico”. La Material Girl, vera icona gay, ha chiesto durante il suo show di “Mostrare l’ amore e la vostra stima verso la comunità omosessuale”.

Una delle Pussy Riot, Nadezhda Tolokonnikova, al processo

Intanto a Mosca gli ultraortodossi che accusano di blasfemia le Pussy Riot, colpevoli di aver violato un luogo sacro, hanno bruciato per strada le foto della cantante. Un gesto che ricorda molto l’iconoclastia . Ma le derive medioevali non sono finite qui. Gli estremisti cristiani hanno anche celebrato un esorcismo pubblico per scacciare il demone pop dal Paese.

(Qui il video delo rogo http://video.repubblica.it/mondo/mosca-estremisti-cristiani-bruciano-i-poster-di-madonna/102693/101073)

Gesti che si inscrivono perfettamente nel clima da Santa inquisizione della Russia degli ultimi mesi. Dopo la primavera anticipata delle manifestazioni di dicembre e dopo la vittoria, con brogli, Putin ha riaperto la caccia alle streghe, siano queste manifestanti, attivisti, blogger o cantanti.

Icone troppo pop: Madonna confonde la bandiera russa con quella ucraina

E pensare che le Pussy Riot, le ragazze della punk band incarcerate per una canzone anti-Putin (qui l’articolo scritto l’altro ieri per Articolo 21) si aspettavano da lei, la loro eroina, un enodrsement speciale. Purtroppo Madonna, icona delle icone pop, non solo non si è ancora schierata pubblicamente a favore delle rocker moscovite, al momento sotto processo, ma ha persino confuso la bandiera russa con quella ucraina. L’ex material girl è in tour nell’Europa dell’Est e ieri ha scambiato i due vessilli durante le prove di un concerto a Kiev, provocando lo sdegno dei fan.

Madonna in concerto a Kiev

Il video della gaffe è immediatamente finito su YouTube e oggi è stato ripreso dai principali siti di informazione locali

Domani Madonna sarà in concerto a Mosca, speriamo abbia memorizzato bene la bandiera della Federazione.

Eurofestival in Azerbaijan, tra canzoni e proteste “The show must go on”

Baku è una città fatta di polvere, bagnata dalle acque del mar Caspio, il più inquinato del mondo. E’ la capitale dell’Azerbaijan, una ex repubblica sovietica dove i comunisti sono diventati ricchi con il petrolio, facendo schizzare il Pil, ma dove ora non esiste un piano di sviluppo sostenibile e la povertà torna a fare paura.

A Baku da qualche giorno è arrivato il circo. Quello mediatico e quello dello spettacolo.

Un momento della gara canora a Baku

Quest’anno è la città prescelta per l’Eurofestival, una manifestazione canora che unisce 42 paesi europei e costa milioni di dollari. La finale verrà trasmessa questa sera in tv dai grandi network, tra cui Rai e BBC.  L’Italia è rappresentata da Nina Zilli, ma con poco chance di vittoria.

Gli scontri a Baku

Lustrini e canzonette prima di tutto. Poco importa se fuori dalla ci sono centinaia di persone che protestano contro il regime del presidente Ilham Aliyev, definito da Amnesty International “uno dei più chiusi e autoritari” e contro gli sfratti causati proprio dalla costruzione della Crystall Hall, monumentale sede dell’Eurofestival.

Centinaia di blogger, giornalisti e studenti hanno sfilato per le strade della capitale, ma il loro dissenso è stato represso con violenti scontri, deportazioni e arresti.  Tutto sotto gli occhi delle telecamera della tv di Stato, che si è ben guardata dal raccontare cosa stava accadendo. “Volevamo ricordare anche che in Azerbaijan non c’è un’informazione libera”, ha precisato al Corriere della Sera uno dei leader di Nida, il movimento civico che guida le proteste. In realtà la vicenda non ha trovato molto spazio nemmeno nelle tv italiane. Nell’edizione delle 13.30 del tg1, la conduttrice ha ricordato ai telespettatori l’appuntamento con l’Eurofestival senza accennare minimamente alle proteste. Gli scontri di Baku sono stati raccontati solo sui quotidiani e su qualche sito. Va inoltre ricordato che tra gli organizzatori della kermesse c’è Mehribian, la moglie del presidente, che ha speso 80 milioni di dollari di fondi pubblici per rendere l’Eurofestival ancora più sfavillante. Ieri dalla comunità internazionale sono arrivate molte critiche per gli scontri di questi giorni, ma nessuno vuole mettersi contro un Paese che ha notevoli riserve di gas e petrolio. Per il resto “sono solo canzonette”.

Russia, iconografie della vittoria dalle celebrazioni del V-Day

Oggi la Russia e i Paesi dell’ex Unione Sovietica celebrano il V day, il giorno della vittoria sui nazi-fascsti nella Seconda Guerra Mondiale. La ricorrenza arriva a due giorni dalla terza incoronazione di Vladimir Putin al Cremlino e a tre giorni dalla manifestazione, contraddistinta da violenti scontri e arresti, del movimento anti-governativo formatosi lo scorso […]

Il gatto Dorofei torna al Cremlino e su Twitter spopola “lo riferirò a Vladimir”

Il mondo può tirare un sospiro di sollievo per il ritrovamento di Dorofei, il gatto di Dimitrij Medevedev, dato per disperso qualche giorno fa a mezzo Twitter. Il felino è tornato a casa e il caso ha talmente “scosso” la Russia che il sito di Radio Free Europe inserisce ironicamente la notizia tra i “flash” (http://www.rferl.org/content/russian_presidents_cat_not_missing/24530486.html).

Il gatto Dorofei

Il gatto Dorofei

Ma per un tormentone digitale che se ne va, #KotDorofei è diventato trend su twitter in poche ore, ce ne è un altro che continua a spopolare. Si tratta del “lo riferirò a Vladmir” detto da Medvedev, convinto che i microfoni fossero spenti, durante un incontro con Barack Obama.

"Non è molto, ma lo trasmetterò a Vladimir"

"Non è molto, ma lo trasmetterò a Vladimir"

Il capo, ancora per poco, del Cremlino ha risposto zelante al presidente Usa che promette più spazio per le negoziazioni sullo scudo antimissile dopo la sua rielezione. Sul social media dei 140 caratteri, grazie all’input del blogger dissidente Alexey Navalny, si è scatenata la fantasia. Qualcuno posta la foto di una bomba con scritto “consegnare a Vladimir”, altri innocui palloncini, qualcuno addirittura l’effige del patriarca Kiril.

Le “consegne” più belle raccolte dal sito Buzz Feed 

San Pietroburgo, duemila persone in piazza contro Putin mentre l’icona Pop Madonna combatte le leggi omofobe

Quasi 2 mila persone sono scese oggi in piazza a San Pietroburgo per protestare contro il terzo mandato di Vladimir Putin. Gli slogan erano gli stessi sentiti anche a Mosca, come ”Putin ladro!” e ”Russia senza Putin”. La manifestazione e’ stata organizzata dal partito Comunista, dal partito Democratico Yabloko e dal movimento di opposizione Solidarnost. Ma nella città degli Zar c’è anche qualcun’altro che protesta e si tratta, niente-di-meno-che, di Madonna, ancora nei panni della pasionaria. Questa volta non per interpretare Evita Peron, ma per schierarsi contro la legge omofoba, approvata qualche settimana fa a San Pietroburgo, che vieta di parlare di omosessualità su libri e giornali. “Combatterò per la libertà con il mio show e la mia musica”, ha fatto sapere la cantante.

La pagina Facebook di Madonna

L’icona del pop, ma anche icona gay tra le più apprezzate, promette dalla sua pagina Facebook di organizzare un concerto nella città russa il 9 di agosto e di “parlare a favore della comunita’ gay, per sostenerla e per dare forza e ispirazione a tutti quelli che sono o si sentono oppressi”.

La legge contro la “propaganda gay”è stata firmata dallo stesso Putin, dal governatore Poltavchenko e da altri ex ufficiali del KGB e vieta tassativamente ogni messaggio, libro, organizzazione o evento che si riferisca all’omosessualità e che possa “instillare ai minori la falsa percezione che relazioni tradizionali e non tradizionali siano socialmente equivalenti”.

Dopo l’approvazione, molti giornalisti e intellettuali hanno chiesto a grandi compagnie e personaggi celebri di boicottare la città. Infatti l’iniziativa della ex “material girl” non è stata poi così apprezzata. Il leader del movimento russo per l’orgoglio omosessuale Nikolai Alekseev ha annunciato che verranno tenute due proteste pubbliche durante l’esibizione della cantante.

Un’icona per le Pussy Riot

Sacro e profano, ancora una volta insieme, in linea con il loro stile. A Novosibirisk  è spuntato un poster con un’icona che raffigura una Pussy Riot, le femministe punk anti putinane. Due esponenti del movimento, Nadezhda Tolokonnikova e Maria Alekhina, sono state arrestate lo scorso lunedì per una performance messa in scena nella Chiesa del Redentore a Mosca. Le contestatrici hanno intonato un canto contro Putin e contro il patriarca Kirill, capo della chiesa ortodossa russa.

L'icona delle Pussy Riot a Novosibirsk

Sabato scorso, durante le manifestazioni contro i brogli delle elezioni presidenziali, il loro avvocato ha parlato in piazza, assieme a molti leader dell’opposizione. Oggi a supportarle c’è anche questo nuovo manifesto che raffigura una donna, ritratta nella tipica posa delle icone sacre russe, ma vestita come una Pussy Riot: passamontagna viola e abito rosso.  Ha le braccia alzate, come aperte in preghiera, e un bambino appoggiato al pezzo. Sul ritratto non compare nessuna firma, ma una sigla: “FRDM PSRT”, abbreviazione dello slogan “Libertà per le Pussy Riot”.

Per ora nessuno conosce l’autore dell’opera.

Il primo a mostrare la foto della “nuova icona” è stato il sito kissmybabushka.com