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La guerra di #Gaza tra social media e manifesti. Vecchia e nuova propaganda

Israele e Palestina vivono una guerra eterna che non è fatta solo di bombe e missili. Negli ultimi giorni il conflitto nella striscia di Gaza è stato combattuto anche sui social network. 
L’esercito israeliano ha scelto Twitter per rendere note le sue operazioni militari e pure le brigate di Hamas hanno sfruttato il social network dei 140 caratteri per informare su obiettivi e vittime.

“Sia l’esercito palestinese, sia quello israeliano – commenta Al Jazeera – postano continui aggiornamenti sui loro attacchi in tempo reale. Israeliani e palestinesi stanno duellando a colpi di hashtag per controllare la narrazione del conflitto sui social media”.

Parole, quindi, ma anche tante immagini. Non solo quelle dei corpi dilaniati dei bambini, che sono spesso state strumentalizzate da chi non è né israeliano né palestinese, ma, soprattutto, quellepostate da chi la guerra la sta vivendo in prima persona.

In questa battaglia poi l’esercito israeliano ha rispolverato anche un mezzo più antico e tipicamente bellico: il manifesto.

Il primo ritrae una pioggia di missili su monumenti simbolo come la Statua della Libertà o la Tour Eiffel e la scritta “What would you do?”. Il poster chiede alle grandi città d’Occidente: “Voi cosa fareste al nostro posto?”, ponendo l’accento sul diritto alla difesa.

Un altro mostra una famiglia composta da madre, padre, figlio e gatto al centro di un mirino rosso. Sopra di loro il pay off “I civili israeliani sono l’obiettivo di Hamas”.

Non mancano ovviamente le infografiche su gli attacchi palestinesi e su i posti a rischio nella striscia di Gaza. Tra queste c’è anche l’immagine di un volantino che invita a stare lontani dalle basi di Hamas. Una campagna di comunicazione a metà tra il servizio pubblico e la propaganda che in pochi giorni ha fatto salire a quasi 198.000 i followers dell’account dell’ esercito israerliano a cui, però, rispondono prontamente quello delle brigate Alqassam e quello delle news ufficiali da Gaza.

Mezzi di comunicazione più tradizionali, come i manifesti, veicolati attraverso i potentissimi social media. La nuova propaganda di guerra passa anche da qui e diventa una battaglia nella battaglia. Fino all’ultimo tweet, rigorosamente in inglese.

Questo post è stato pubblicato su L’Huffington Post

Il 1°maggio di #OccupyWallStreet, tra proteste, arresti e poster

Primo maggio di cortei anche negli Stati Uniti, dove le proteste contro le disuguaglianze sociali ed economiche sono state guidate soprattutto da  Occupy Wall Street. Il movimento nato lo scorso settembre sulla scia della grave crisi economica mondiale aveva attraversato un momento di stanca, ma ieri è tornato a farsi sentire. Nella sola città di […]

Cambia il vento, ma noi no. Fa discutere il manifesto sexy del PD

Il vento sarà anche cambiato, da Milano a Napoli, passando per la Sardegna, ma la pubblicità rimane  la stessa. Per diffondere il trionfo del cambiamento a sinistra e , sopratutto, per promuovere la Festa dell’Unità a Roma,  il Pd ha scelto un paio di gambe sexy e una gonna svolzzante. Un manifesto più pubblicitario che politico che ha suscitato le critiche di molti, a partire dal movimento Se non ora quando?, che, il 13 febbraio,  aveva organizzato la manifestazione contro le donne “da bunga-bunga”.

Il manifesto "incriminato" promuove la Festa de L'Unità a Roma

«L’abbinamento fra lo slogan “Cambia il vento” e l’ennesima immagine strumentale del corpo femminile», si legge in una nota del gruppo, «ci lascia stupite e attonite. Il comitato protesta ancora una volta di fronte all’uso del corpo delle donne come veicolo di messaggi che nulla hanno a che fare con esso e invita il Partito democratico romano a ritirare la campagna, anche per rispetto verso milioni di donne italiane il cui voto è stato fondamentale nelle amministrative e nei referendum nazionali del 12 e 13 giugno».

La campagna di lancio de L'Unità

Eppure non è certo la prima volta che il centro sinistra usa il corpo femminile in una campagna. Come dimenticare le belle gambe e lo spendido lato B immortalato da Oliviero Toscani per il lancio della nuova edizione de L’unità con la direzione, tutta al femminile, di Conchita De Gregorio… Peggio (o meglio, a seconda dei punti di vista) è riuscito a fare Mattia Di Tommaso, aspirante consigliere comunale a Roma, in quota socialista, che al grido di “Basta con le facce da c…”si è fatto pubblicità con un  primo piano dello straordinario derrière della pornostar Milly D’Abbraccio.

Il porno-manifesto del socialista Mattia Di Tommaso