Il bacio possibile e l’amore impossibile tra il poliziotto e la No Tav

Un attimo sospeso. Un minuto di silenzio nel frastuono, il più dolce dei gesti nel mezzo di uno scontro. In poche ore la foto del bacio tra la manifestante No Tav e il poliziotto ha fatto il giro dei media. Il simbolismo e l’estetica sono indiscutibilmente accattivanti. Lasciarsi andare al romanticismo è fin troppo facile. “Il mio unico amore è fiorito dal mio unico odio” scriveva William Shakespeare in Romeo e Giulietta. Montecchi e Capuleti come manifestanti e forze dell’ordine, sentimenti impossibili, per i secondi ancora di più.

Il bacio della Val di Susa, ovviamente, non è d’amore, ma un’iconica provocazione. Non è un momento di dolcezza in mezzo alla rivoluzione come nelle ormai celeberrime foto di Vancouver o di Gezi Park. Non sono i fiori offerti nel 1967 da Jan Rose Kasmir al soldato con il fucile spianato durante una manifestazione davanti al Pentagono contro la guerra in Vietnam.

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E’ la ragazza No Tav a condurre il gioco, le sue mani sottili afferrano con piglio deciso il casco del poliziotto. Lui è giovanissimo, ha un’aria bambina, e chiude gli occhi. Quasi provasse trasporto, quasi ci credesse davvero. Ma a dividere le labbra di lui da quelle di lei c’è una visiera, che rende possibile il bacio, ma lascia impossibile l’amore. Senza questo vetro che separa, simbolo dell’ordine costituito, l’effusione non ci sarebbe mai stata. La manifestante dai capelli neri non avrebbe mai baciato davvero il poliziotto. Inutile illudersi.

Il brusco risveglio avviene per mano della stessa Jasper Baol, così si firma la protagonista dello scatto, che su Facebook scrive: “E’ sempre molto divertente vedere come vengono reinterpretate le foto. La ragazza in questione sono io, e se vi interessa, non avevo nessuna voglia di manganello, nessuna pulsione frustrata, stavo pigliando per il c… una schiera di poliziotti antisommossa, che ci impedivano la strada. Nessun messaggio di pace, anzi, questi schifosi li appenderei solo a testa in giù, dopo quello che è successo a Marta, compagna molestata e picchiata. Quindi, con buona pace dei pacifisti yuppie e “cristianotti”, sì, sono contraria alle forze dell’ordine, sì lo stavo sfottendo alla grande, sì, il fotografo è stato fortunato…”.

Parole inequivocabili che siglano la fine di ogni romanticismo. Emozione è uno dei termini più abusati di questi tempi. Forse perché se ne sente il bisogno, al punto di credere, anche solo per un attimo, alla retorica dell’amore-impossibile-che vince sull’odio.

Pubblicato su Huffington Post Il 18 novembre 2013

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About micolsarfatti

Giornalista professionista, ex studentessa del Master in giornalismo IFG-Walter Tobagi di Milano. Vera indole scorpionica, perennemente inquieta e curiosa. La passione per le immagini e la comunicazione visiva nasce ai tempi della tesi sulla propaganda cartellonistica repubblicana durante la Guerra Civile spagnola. Mi piace scrivere di icone e iconografie, ma anche di attualità, temi sociali, lifestyle, ambiente e esteri, soprattutto Russia e Israele. Ho scritto per Il Riformista, Il Fatto Quotidiano, City, GQ, A, Sette, Terre di Mezzo, Articolo 21, Where Milan et alii. Ho raccontato storie per RSI Radio Svizzera Italiana e girato video per GQ.com e A. Per contattarmi: immaginario104@gmail.com Twitter @micolsar

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