Lampedusa, dopo lo show della politica si torna alla vita vera

“Atmosfere tragiche”, toni cupi, echi “da Giulio Cesare”, intrighi da commedia, tratti grotteschi, personaggi da melodramma e suspense da thriller. Ieri nelle aule del nostro Parlamento è andato in scena una delle più avvincenti pièce politiche degli ultimi anni. Un concentrato di tutti i generi possibili e immaginabili della letteratura teatrale, animato da istrioni e comprimari.

I timori per i destini del nostro Paese, sempre più sull’orlo del precipizio, non impedivano di seguire con trepidazione l’esito del voto di fiducia a Enrico Letta. E poi i traditi e i traditori, i vinti e gli sconfitti, il crepuscolo su quello che sembrava l’intramontabile regno di Silvio Berlusconi, la rivincita della politica poco muscolare, la probabile rinascita di una nuova, vecchia, Dc.

Questa mattina c’erano ancora nuovi scenari da commentare, sviluppi, ipotesi sui destini di alcuni dei protagonisti della nostra politica. E ancora tanto rumore di sottofondo. Poi però la realtà ha fatto irruzione.

Nelle acque di Lampedusa hanno perso la vita 94 persone, 250 sono disperse. Uomini, donne e bambini hanno perso la vita per raggiungere un Paese, che, paradossalmente, sembra non avere più nulla da dare nemmeno a chi lo abita da sempre.

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Eccola la tragedia, quella vera e non letteraria, quella che non si riesce a raccontare veramente e che ci riporta alla vita. Ieri, con adrenalina, si contavano i voti, oggi, con dolore, i morti. Le urla, i fischi e gli applausi degli onorevoli si zittiscono.

Il Papa, che sull’Isola era stato a luglio, grida “Vergogna!” L’agenda della politica viene annullata. “È una tragedia troppo grande per poterci dedicare oggi alle vicende interne al nostro Gruppo parlamentare e al nostro Partito”, commenta Berlusconi. Alfano cancella la riunione con i ministri del Pdl e parte per Lampedusa. Ci andrà anche la presidente della Camera Boldrini.

Per un attimo cala il silenzio, ma è subito rotto dalle dichiarazioni.

Comincia il balletto delle accuse, le più forti arrivano dalla Lega “Tutta colpa del duo dell’integrazione Kyenge-Boldrini, il cui pensiero ipocrita preferisce politiche buoniste alle azioni di supporto nei paesi del terzo mondo e ha portato a risultati drammatici come questi.

Continuando a diffondere senza filtri messaggi di accoglienza si otterrà la sola conseguenza di mietere più vittime di una guerra. Tanto la Boldrini quanto la Kyenge hanno sulla coscienza tutti i clandestini morti in questi ultimi mesi”, commenta Gianluca Pini, vicepresidente del gruppo Lega Nord a Montecitorio.

“Siamo al punto di non ritorno con questa forza politica. Se uno vuole prendere il palcoscenico, non è questo il momento per farlo “, replica il ministro dell’Integrazione Kyenge.

E oggi, davvero, il tempo degli show è finito. Gli attori della politica vogliono troppo spesso recitare da protagonisti. Ora però deve calare il sipario. È tempo, in Italia come in Europa, di riflettere, prendersi responsabilità e affrontare questa drammatica emergenza.

Pubblicato su Huffington Post il 3 ottobre 2013 

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About micolsarfatti

Giornalista professionista, ex studentessa del Master in giornalismo IFG-Walter Tobagi di Milano. Vera indole scorpionica, perennemente inquieta e curiosa. La passione per le immagini e la comunicazione visiva nasce ai tempi della tesi sulla propaganda cartellonistica repubblicana durante la Guerra Civile spagnola. Mi piace scrivere di icone e iconografie, ma anche di attualità, temi sociali, lifestyle, ambiente e esteri, soprattutto Russia e Israele. Ho scritto per Il Riformista, Il Fatto Quotidiano, City, GQ, A, Sette, Terre di Mezzo, Articolo 21, Where Milan et alii. Ho raccontato storie per RSI Radio Svizzera Italiana e girato video per GQ.com e A. Per contattarmi: immaginario104@gmail.com Twitter @micolsar

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