Una barca come altare e una campagnola come papa mobile. La semplicità di una visita papale storica

Una barca diventa l’altare, un timone il leggio. Non ci sono Capi di Stato, ma un prefetto in jeans. Al posto dei porporati e delle musiche sacre, i migranti, anche non cattolici, e le loro canzoni. Uno di loro indossa la maglietta di Che Guevara. La papamobile non c’è, e rimasta in Vaticano. In questo lembo di terra selvaggia ci si muove con una macchina più semplice: una Fiat Campagnola, prestata da un milanese che da 20 anni è un habituè dell’Isola. Solo i sedili posteriori sono stati modificati

La visita a Lampedusa è già di per se un evento storico, ma Papa Francesco l’ha resa ancora più carica di simbolismo e di dettagli che, uniti insieme, diventano l’ennesima dimostrazione della volontà del Pontefice di cambiare il registro della Chiesa. Nei fatti, ma anche nelle parole e nei gesti.

papa campagnola

Per questo viaggio Jorge Mario Bergoglio non ha voluto spese straordinarie e ha chiesto di non stravolgere la quotidianità degli abitanti di Lampedusa. A scuotere gli animi ci sono le sue parole, potentissime, come sempre.

Durante l’omelia si è scagliato contro “la globalizzazione dell’indifferenza, che fa dimenticare le tragedie dell’immigrazione” e ha ricordato come quelle vite spezzate in mare siano per lui “una spina nel cuore”. Concetti ribaditi anche su Twitter, dove ha cinguettato: “Preghiamo per avere un cuore che abbracci gli immigrati. Dio ci giudicherà in base a come abbiamo trattato i più bisognosi”

Perché la rivoluzione del Papa argentino e della sua Chiesa un po’ più spontanea e più vicina alle persone e un po’ più lontana dagli intrighi dello Ior e della Curia, passa, anche, da qui.

Pubblicato su Huffington Post l’8/7/2013

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About micolsarfatti

Giornalista professionista, ex studentessa del Master in giornalismo IFG-Walter Tobagi di Milano. Vera indole scorpionica, perennemente inquieta e curiosa. La passione per le immagini e la comunicazione visiva nasce ai tempi della tesi sulla propaganda cartellonistica repubblicana durante la Guerra Civile spagnola. Mi piace scrivere di icone e iconografie, ma anche di attualità, temi sociali, lifestyle, ambiente e esteri, soprattutto Russia e Israele. Ho scritto per Il Riformista, Il Fatto Quotidiano, City, GQ, A, Sette, Terre di Mezzo, Articolo 21, Where Milan et alii. Ho raccontato storie per RSI Radio Svizzera Italiana e girato video per GQ.com e A. Per contattarmi: immaginario104@gmail.com Twitter @micolsar

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