La stampa secondo Andy Wahrol

Con uno straordinario fiuto per quello che sarebbe diventato il sistema dei media, Andy Wahrol amava collezionare giornali. Si definiva un feticista della carta, nobilitava i quotidiani come fossero opere d’arte. Forse intuiva già la loro parabola discendente e voleva conservarli come reperti. Oppure, con grande lungimiranza, li collocava nell’immaginario Pop, assieme a Marylin e alla zuppa Campbell.

Il New York Post in versione rivisitata

Wahrol fa della sua ossessione per la carta, ca va sans dire, un arte. Prende le prime pagine del National Enquire e le trasforma, rivista le impaginazioni, mischia i titoli de “Il Mattino di Napoli” dedicati al terremoto in Irpinia con quelli del Wall Street Journal. Non dimentica nemmeno le agenzie. La serie “Flash” è fatta con i take inviati durante l’attentato a JFK a Dallas, rilegati con una copertina fiorata.

Wharol con una delle sue “Headline”

Un gioco artistico dissacrante che svuota la stampa di ogni sua autorevolezza e aura di sacralità.

Le Headlines di Andy Wahrol sono in mostra alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma fino al 9 settembre. (Qui tutti i dettagli ) I giornalisti abituati a prendere troppo sul serio le proprie creature dovrebbero visitarla.

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