Eurofestival in Azerbaijan, tra canzoni e proteste “The show must go on”

Baku è una città fatta di polvere, bagnata dalle acque del mar Caspio, il più inquinato del mondo. E’ la capitale dell’Azerbaijan, una ex repubblica sovietica dove i comunisti sono diventati ricchi con il petrolio, facendo schizzare il Pil, ma dove ora non esiste un piano di sviluppo sostenibile e la povertà torna a fare paura.

A Baku da qualche giorno è arrivato il circo. Quello mediatico e quello dello spettacolo.

Un momento della gara canora a Baku

Quest’anno è la città prescelta per l’Eurofestival, una manifestazione canora che unisce 42 paesi europei e costa milioni di dollari. La finale verrà trasmessa questa sera in tv dai grandi network, tra cui Rai e BBC.  L’Italia è rappresentata da Nina Zilli, ma con poco chance di vittoria.

Gli scontri a Baku

Lustrini e canzonette prima di tutto. Poco importa se fuori dalla ci sono centinaia di persone che protestano contro il regime del presidente Ilham Aliyev, definito da Amnesty International “uno dei più chiusi e autoritari” e contro gli sfratti causati proprio dalla costruzione della Crystall Hall, monumentale sede dell’Eurofestival.

Centinaia di blogger, giornalisti e studenti hanno sfilato per le strade della capitale, ma il loro dissenso è stato represso con violenti scontri, deportazioni e arresti.  Tutto sotto gli occhi delle telecamera della tv di Stato, che si è ben guardata dal raccontare cosa stava accadendo. “Volevamo ricordare anche che in Azerbaijan non c’è un’informazione libera”, ha precisato al Corriere della Sera uno dei leader di Nida, il movimento civico che guida le proteste. In realtà la vicenda non ha trovato molto spazio nemmeno nelle tv italiane. Nell’edizione delle 13.30 del tg1, la conduttrice ha ricordato ai telespettatori l’appuntamento con l’Eurofestival senza accennare minimamente alle proteste. Gli scontri di Baku sono stati raccontati solo sui quotidiani e su qualche sito. Va inoltre ricordato che tra gli organizzatori della kermesse c’è Mehribian, la moglie del presidente, che ha speso 80 milioni di dollari di fondi pubblici per rendere l’Eurofestival ancora più sfavillante. Ieri dalla comunità internazionale sono arrivate molte critiche per gli scontri di questi giorni, ma nessuno vuole mettersi contro un Paese che ha notevoli riserve di gas e petrolio. Per il resto “sono solo canzonette”.

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