Sarajevo, vent’anni dopo l’assedio

Vent’anni fa cominciava il lunghissimo assedio di Sarajevo. La Gerusalemme d’Europa, incontro di etnie e religioni, sarebbe stata liberata solo il 29 febbraio del 1996

Oggi Sarajevo è ancora splendida, ha conservato la sua eleganza imperiale e un po’ decadente, ma le ferite di quella guerra interminabile, che vide contrapporsi bosniaci, serbi e croati, sono ancora evidenti. Compaiono dai buchi delle granate sui marciapiedi e sui palazzi, dai tantissimi cimiteri, dalle targhe che ricordano le migliaia di persone morte mentre facevano la coda per l’acqua o per il pane.

I segni dei bombardamenti

I segni dei bombardamenti

Io a Sarajevo ci sono stata due anni fa, in occasione del 15° anniversario della strage di Serbrenica, genocidio emblema del conflitto balcanico. (Qui il pezzo scritto per GQ dopo la cattura di Ratko Mladic).

Srebrenica

Ho visto la capitale bosniaca nella serata finale dei mondiali di calcio in Sudafrica, quelli vinti dalla Spagna. Ricordo locali gremiti nelle belle vie del centro e un’atmosfera festosa. La sera dopo, la stessa città mi sembrava già diversa. I silenzi e il costante sottofondo di malinconia riaffioravano, non credo potranno mai essere cancellati.

Oggi, un ventennio dopo l’assedio, giornalisti e politologi ricordano e si interrogano su cosa sia rimasto dell’identità originaria di una città smembrata e mai risarcita delle  radici perdute.

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