Immagini inquietanti da un mondo ancor più inquietante

Un pugno nello stomaco, un brivido e la voglia irrefrenabile di volgere lo sguardo altrove. Ma anche una sensazione indescrivibile che ti calamita davanti alle immagini e che non ti farebbe più abbandonare la sala. E’ quello che si prova visitando Immagini inquietanti-Disquieting Images, la mostra fotografica ospitata alla Triennale di Milano dal 18 ottobre 2010 al 9 gennaio 2011. Scatti a colori e in bianco e nero che raccontano gli orrori del nostro mondo: quello orientale come quello occidentale, quello che ha fame e quello che, forse, ha troppo e per questo si rifugia nella droga, nel sesso distorto e nella violenza. L’esposizione, curata da Germano Celant e Melissa Hariss, attraversa un arco di tempo che va dagli anni ’70 ad oggi, quarant’anni di orrori pubblici e privati narrati che hanno i volti di chi, nella tragedia, riesce a regalare espressività e sofferente bellezza.

La disperazione di una donna che si è data fuoco in Afghanistan ritratta da Stephen Sinclair

Racconti fotografici che quasi suscitano vergogna in chi li guarda, ma che fanno conoscere orrori dimenticati o sconosciuti. Come l’assurda pratica della circoncisione femminile in Indonesia e le donne afghane che si danno fuoco per scamapare a matrimoni violenti,  ritratte da Stephen Sinclair. I profughi iraqueni curati nell’ospedale di Medici senza frontiere ad Amman di Paolo Pellegrin e i ghanesi costretti a vivere in una discarica di oggetti tecnologici ritratti da Pieter Hugo, solo per citarne alcuni.

Discarica di computer nelle slums di Accra, capitale del Ghana. Di Pieter Hugo

Non solo drammi da zone di crisi, ma anche dal nostro agiato mondo occidentale. La disperazione della provincia americana più crudele, ma anche la violenza familiare consumata tra le mure borghesi degli appartamente newyorkesi, immortalata da Donna Ferrato, o la solitudine struggente di chi è costretto a farsi compagnia con una Real Doll, costosa bambola sessuale dall’aspetto realistico, ritratta dall’americana Elena Dorfman. O gli incontri sessuali al buio tra sconosciuti, nei parchi giapponesi di Kohei Yoshiyuki.

La violenza privata di Donna Ferrato

Una mostra che scuote, incanta, disturba, incuriosisce e fa riflettere, come, teoricamente, l’arte dovrebbe sempre fare.

Uno Still Love di Elena Dorfman

Da vedere.

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