Zapatero e la Spagna, icone in declino

Tempi duri per il leader spagnolo Josè Luis Rodriguez Zapatero.

Il  Fascinoso socialista, con una gioventù da sciupafemmine all’università Juan Carlos Tercero, è in caduta libera, come ormai accade anche al paese che governa.

Non più l’irresistibile Spagna della movida, della creatività e dei diritti civili, ma un paese in crisi, con un tasso di disoccupazione ormai al 20% e un mercato immobiliare allo sbando.

Non più la cool hispania, meta prediletta della generazione erasmus, ma una nazione che, prendendo esempio negativo dall’Italia, offre poco ai suoi studenti. Gli atenei iberici, un tempo florido rifugio per i cervelli in fuga, soprattutto nostrani, sono costretti a chiudere i rubinetti dei finanziamenti alla ricerca, offrendo sempre meno ai giovani dottorandi.

Il mito Spagna si appanna sempre di più e con lei anche quello del suo presidente Zapatero, sempre meno gradito al popolo, secondo i sondaggi, e costretto a mettere da parte la sua politica sociale e “la sua proverbiale retorica” ( come titolava il quotidiano solitamente filo-zapateriano El Pais) per annunciare le misure “lacrime e sangue”. Per ridurre il deficit è stato costretto a tagliare gli stipendi dei dipendenti pubblici e a ridurre di fiori all’occhiello del welfare spagnolo come la “ley de indipendencia”, che regola gli aiuti alle persone non autosufficienti, e il “cheque bebè”, premio per le famiglie dei nuovi nati.

A Zapatero, fino a poco tempo fa, andavano riconosciuti non solo i meriti politici, ma anche quelli comunicativi. Pochi politici europei erano riusciti a diffondere un immagine vincente come quella creata dal leader  del PSOE per sè e per la sua Spagna. Immagine, appunto, forse proprio questo è il problema, come nota anche Isaac Rosa, editorialista del quotidiano di sinistra Publico, intervistato da Il Foglio: “L’immagine della Spagna era pura apparenza, senza fondamenta solide. Faceva parte di una bolla, di un miraggio. Alla crisi economica si aggiungono quelle politiche, sociali, giudiziarie e religiose.”

Pablo Iglesias, ritratto in un celebre manifesto commissionato, durante la guerra civile spagnola, dalla UGT di Valencia al celebre cartellonista repubblicano Monleon

Le bolle spagnole scoppiano tra la disillusione generale e Zapatero deve far fronte alla crisi economica, ma anche a quella personale. Persino il sindacato  socialista UGT (Union General de Trabajadores) adesso lo contesta. La storica icona e punto di riferimento socialista Pablo Iglesias, fondatore proprio dell’UGT e del PSOE, sembra sempre più lontana per il leader spagnolo.

Coniugare al meglio politica, carisma e gradimento non è mai stata impresa da poco.

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