La Liturgia ai tempi della crisi

C’è una chiesa che impera, nel vero senso della parola, e che pecca. Una chiesa che si allontana dalla gente. Ma c’è anche una chiesa che chiede scusa e che si avvicina a fedeli e non.

L’arcivescovo di Milano, il cardinale Dionigi Tettamanzi, fa parte di questa seconda chiesa. Ieri, in occasione della Liturgia pasquale del giovedì Santo, ha lavato i piedi a 12 tra disoccupati, precari e cassaintegrati.

“Stiamo facendo tutto il possibile per chi e’ provato dalla crisi e per tutti coloro che sperimentano le piu’ diverse forme di povertà?”, ha chiesto il Cardinale. “E’ una domanda che pongo anzitutto a me stesso, alla Chiesa, ma che vorrei interpellasse anche le istituzioni, il mondo dell’imprenditoria e del lavoro, i sindacati, il volontariato”

Lavanda dei piedi-Giotto-Cappella degli Scrovegni-Padova

Una domanda non retorica che tiene alta la soglia d’attenzione sulle problematiche reali e quotidiane dei lavoratori. Ancora una volta Tettamanzi mostra il volto più umano di una chiesa sempre più distante, almeno nelle istituzioni. Lo fa con parole semplici, ma di grande impatto, come un affresco di Giotto.

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