Egon Schiele e il suo tempo inquieto

Una enorme foto in bianco e nero  di Vienna apre la mostra che Palazzo Reale a Milano dedica a Egon Schiele. Una Vienna Felix, una cartolina della capitale austriaca con ruota panoramica del Prater d’ordinanza.

E’ in questa città pulsante e creativa che Egon Schiele comincia la sua carriera. Sono gli ultimi lampi di luce di un impero che tra i suoi domini annovera anche Milano.

La mostra molto ben allestita, come di solito non accade a Palazzo Reale, tra luci soffuse ad hoc e “accordi e disaccordi” di Gustav Mahler come colonna sonora, si apre con i primi disegni di Schiele. Un erotismo gioioso, in contrasto con una società moralista ma ossessionata dal sesso, è il soggetto principe di queste prime opere.

Seguono i dipinti, praticamente gli unici tra tanti schizzi e disegni nervosi e intensi, del periodo più intimista di Schiele, ovvero quello che segue il carcere. Grandi tele ad olio dai colori cupi che prendono il posto del rosso e dell’oro.

Chiudono l’esposizione tele nuovamente colorate che segnavano la fine della grande guerra. Egon Schiele stava cambiando stile, dipingeva paesaggi e cominciava a riutilizzare il colore, ma l’influenza spagnola lo uccide nel 1918.

In mostra ci sono anche le opere dei suoi contemporanei come Richard Gerstl, Oskar Kokoschka, Kolo Moser e Gustav Klimt

Ben fattto anche l’apparato didascalico che racconta l’influenza della psicanalisi di Freud e di alcuni temi, come ad esempio quello del doppio, sull’espressionismo austriaco. Il movimento viene contestualizzato in quel clima di “gioiosa apocalisse” che si respirava nella Vienna di inizio secolo. Un mondo in caduta libera che si preparava a scomparire, lasciando sempre più spazio ad una dimensione fortemente individualista, ma anche un grande eredità artistica, letteraria e filosofica.

Per scoprire il tempo decadente e inquieto di Egon Schiele c’è tempo fino al sei giugno.

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