Quando l’iconoclastia genera nuove iconografie

Il tentato regicidio è avvenuto, domenica scorsa l’iconoclasta Tartaglia ha colpito al volto Silvio Berlusconi dopo un comizio in Piazza del Duomo a Milano. Il suo  volto liftato e perennemente abbronzato, inno ad un’eterna e impossibile giovinezza, diventa una maschera di sangue.

L’icona del potere popolare diventa icona di sofferenza. Anche il Presidente del Consiglio è umano e vulnerabile, vuol far credere il contrario mostrandosi alla folla con il volto che è ormai una maschera della tragedia greca, simbolo di dolore.

E’ la prova della sua debolezza, su tutti i fronti, ma Berlusconi sa trarre vantaggio anche da un episodio come questo. Eccolo ora è una martire, come Santo Stefano.

Il suo volto sfregiato diventa la Sacra Sindone, acquisisce santità, i suoi e persino qualche vecchio nemico gli stringono intorno.Alle dimissioni dall’Ospedale San Raffaele il volto da Sacra Sindone è incerottato ora assomiglia di più ad Hannibal Lecter del silenzio degli innocenti.

Anche nella tragedia Silvio Berlusconi non riesce  a staccarsi di dosso la patina trash, a ferirlo è stata una statuetta del Duomo, moltiplicazione della scena del crimine, oggetto kitsch e inutile. Pensavo che a comprare simili souvenir fossero ormai solo i giapponesi… mi sbagliavo.

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