La città che sale #12. Una giornata per scoprire la bellezza del Cimitero Monumentale

Il Cimitero Monumentale di Milano non è solo un luogo di dolore, ma anche di bellezza e di pace. Qui si trovano sculture che ripercorrono la storia dell’arte dell’ Ottocento e del Novecento. Esempi bellissimi degli stili più diversi: dall’Eclettismo al Simbolismo,passando per il Liberty, fino al Razionalismo e all’arte contemporanea di Lucio Fontana, Wildt, Manzù e dello studio BBPR. Qui riposano i personaggi che hanno fatto grande Milano. Da Alessandro Manzoni a Enzo Jannacci e Franca Rame. Ci sono i protagonisti della politica, della letteratura e dell’industria. Tutti riuniti in una Spoon River meneghina.

RAN_F_000454_0000_355_265

Il Monumentale è uno di quei luoghi che, purtroppo, i milanesi si dimenticano di avere e che invece meriterebbe una visita. Passeggiando per i suoi viali si sente molto più facilmente parlare inglese o giapponese che italiano. Varrebbe  la pena di perdersi nella sua scultorea bellezza e scoprire un po’ di più della storia della città.

Cimitero_monumentale3

Oggi, domenica 2 giugno, in occasione della giornata europea dei Musei a cielo Aperto, al Monumentale si tengono concerti, spettacoli teatrali e visite guidate. Qui il programma

Arfio Marchini ha vinto comunque

Alfio Marchini, il candidato al Campidoglio più elegante di tutti i tempi, non andrà al ballottaggio, ma il suo alter ego Arfio Marchini è il vero trionfatore di questa tornata elettorale.

Ecco la mia intervista ad Arfio e una nota sulle svolte politiche e di look del vero Alfio.

Entrambi pubblicati su Huffington Post

Arfio Ti amiamo, comunque

269636_366580466796732_75765132_n

La città che sale #11. Piazza Gae Aulenti, dove Milano sembra Berlino

Il volto nuovo di Milano. Piazza Gae Aulenti e Porta Nuova sono gli spazi inediti di una città che, qui, prova ad assomigliare alle grandi capitali del Centro-Nord Europa. Mentre si guardano le nuvole riflesse nei vetri dei grattacieli sembra quasi di sentire l’energia di Berlino.

20130516-195700.jpg

20130516-195721.jpg

20130516-195734.jpg

20130516-195748.jpg

Auguri alle mamme. E anche alle altre

Oggi, domenica 12 maggio, è la festa delle mamme, di quelle donne che fanno, si dice, il mestiere più bello del mondo.

Corrono le mamme, corrono sempre, per lavorare, accudire i figli, soddisfare i mariti. Le richieste aumentano, il tempo diminuisce.

Ma le mamme danno il massimo, quando possono si aiutano tra di loro. Si ingegnano con associazioni, blog, spazi di co-working, condividono informazioni utili, diventano maestre delle nuove tecnologie. E poi ci sono i media, che sfornano a pieno ritmo rubriche, riviste, format. La maternità in salsa televisiva genera addirittura nuovi personaggi e nuove professionalità. Dalle tate alle planner. Ormai le mamme sono una categoria dell’informazione, come gli Esteri, lo Sport, la Cronaca. Il mondo della comunicazione lavora alacremente per offrire alle madri aiuti, spunti o, semplicemente, per non farle sentire inadeguate ai forsennati ritmi della vita moderna.

Poi ci sono anche quelle che mamme non sono. Quelle che non lo sono ancora, ma che vorrebbero e ogni giorno cercano di sistemare i tasselli nei complicati puzzle delle loro vite per poter avere, un domani, una famiglia. Corrono anche loro, sempre, sospese tra la precarietà dei sentimenti e quella professionale. Magari il lavoro ce l’hanno – a termine- proprio perché stanno sostituendo una maternità, oppure sono tra quelle che ai colloqui si sono sentite chiedere “Lei non ha intenzione di fare figli, vero?”, salvo poi lavorare doppio per coprire i turni delle colleghe assunte in tempi migliori, quando avere figli era un diritto e non un privilegio.

Probabilmente si sentono imperfette anche loro, schiacciate tra desideri e realtà, ma non hanno a disposizione una sconfinata letteratura digitale su cui disperarsi. Ad aiutarle non arriva nemmeno uno straccio di trainer da reality o una fiction italiana con personaggi archetipi che, con le loro avventure da teatro di posa, ti convincono che sei ok e che andrà tutto bene.

Non dimentichiamo quelle che a diventare mamme non pensano e che, non per questo, valgono meno. Perché, ogni tanto è bene ricordarlo, carriera, ambizione o istinto materno non pervenuto non sono delitti, né mali incurabili. Per qualcuna l’orologio biologico ticchetta forsennatamente, per qualcun’altra no. E non c’è niente di male.

Intanto però auguri alle mamme, a tutte.

A quelle di oggi, a quelle di domani e, soprattutto, alla mia, che mi ha cresciuta benissimo, anche senza tutorial.

Pubblicato su Huffington Post il 12/5/2013

L’ironia sul Quirinale

L’elezione del presidente della Repubblica è cosa seria, anzi serissima. Ancor più in un momento così critico per il Paese. Eppure, tra inciuci, prove generali per alleanze di governo, candidati improbabili e pre-elezioni via web, la corsa al Quirinale ha, a tratti, assunto toni surreali.

Ridere per non piangere, si dice a volte, e questo potrebbe essere il caso. Su internet si scherza. Innanzitutto con l’omonimia tra il Senatore Franco e la showgirl Valeria da cui nascono calembour e fotomontaggi

Continua a leggere su Huffington Post

Claudia Cardinale, icona del cinema italiano, compie 75 anni

E’ stata la sensuale Angelica de Il Gattopardo, indimenticabile nel suo abito bianco mentre danza il valtzer con Burt Lancaster, la “Ragazza con la pistola”, ma anche quella “di Bube”. Ha vestito i panni della pistolera western e delle coraggiose donne italiane del dopoguerra. Ha interpretato film di Visconti, Fellini, Leone, Bolognini e Zeffirelli. Nel 1993 ha ricevuto il Leone d’oro alla carriera.

Claudia Cardinale, icona del nostro cinema, compie 75 anni il 15 aprile.

cardinale-gattopardo_opt

Tra le grandi dive italiane è senza dubbio una delle mie preferite. Una bellezza sensuale e raffinata allo stesso tempo e una personalissima voce roca.

Claudia-Cardinale

Peccato che anche lei abbia ceduto alla tentazione del ritocchino. Soprassediamo in ricordo dei, gloriosi, tempi passati.

images

Israele, il laboratorio di pace di Beresheet La Shalom

Israele, Galilea, quasi al confine con il Libano. Un gruppo di ragazzi si diverte. Fanno teatro, giocano a calcio, preparano programmi radiofonici in arabo e ebraico. Sono israeliani, ovviamente, ma anche palestinesi, cristiani, Circassi, Drusi e convivono tutti serenamente. A unirli è stata Angelica Edna Calò, ebrea italiana e romana, che durante la seconda Intifada, tra il 2000 e il 2005, ha deciso di creare un’oasi di pace per i bambini di queste terre dilaniate dai conflitti. La fondazione si chiama Beresheet La Shalom e si trova in nel Kibbutz Sasa.
 

“Io e mio marito Yehuda abbiamo cominciato ospitando 12 ragazzi – racconta la vulcanica Angelica – Poi ho conosciuto Samar Sahhar, palestinese cristiana, che da anni si occupava delle ragazze madri. Questo incontro magico ha contribuito a far crescere il mio progetto di pace”. Nel laboratorio di Beresheet i ragazzi imparano a stare insieme divertendosi, restano qui per il tempo delle attività poi ognuno torna a casa sua. Affrontano i temi del conflitto e delle diversità, ormai parte integrante della loro vita, con serenità e senza mai entrare nel dibattito politico.

Siamo educatori, non diplomatici – precisa Calò – e chi frequenta Beresheet deve imparare l’amore e la pace al di là degli odi e delle incomprensioni di chi è al potere”. “Anche durante la crisi dello scorso novembre (quella dell’operazione Pillar of Defense ndr) abbiamo gestito la situazione con il dialogo. Abbiamo parlato del dolore, che è lo stesso da entrambe le parti.L’empatia, la comprensione e il rispetto sono le fondamenta della pace. I nostri giovani ospiti mettono a disposizione dei nuovi arrivati quello che imparano, anche per loro è una missione”. E in tanti anni mai nessun litigio? “No. I ragazzi vivono in un’atmosfera di odio, quando sono qui vogliono lasciarsi tutto alle spalle”.

Immagine

“Siamo educatori, non diplomatici – precisa Calò – e chi frequenta Beresheet deve imparare l’amore e la pace al di là degli odi e delle incomprensioni di chi è al potere”. “Anche durante la crisi dello scorso novembre (quella dell’operazione Pillar of Defense ndr) abbiamo gestito la situazione con il dialogo. Abbiamo parlato del dolore, che è lo stesso da entrambe le parti.L’empatia, la comprensione e il rispetto sono le fondamenta della pace. I nostri giovani ospiti mettono a disposizione dei nuovi arrivati quello che imparano, anche per loro è una missione”. E in tanti anni mai nessun litigio? “No. I ragazzi vivono in un’atmosfera di odio, quando sono qui vogliono lasciarsi tutto alle spalle”. 

Negli anni il gruppo di Beresheet La Shalom ha dato vita a moltissimi progetti: spettacoli teatrali presentati in festival internazionali, dibattiti e persino un incontro in Vaticano. “La nostra attività continua a crescere, spiega Angelica perché sempre più persone capiscono l’importanza del dialogo tra i popoli. All’inizio facevamo fatica a trovare collaboratori, non appoggiavano il progetto e preferivano trincerarsi dietro le loro convinzioni e la diffidenza. In tanti hanno tentato di ostacolarci in ogni modo”. Ma sulle gioie e le soddisfazioni di questa donna entusiasta e coraggiosa c’è anche un’ombra. Da tempo non può più contare su Samara. Si è ammalata perché le hanno impedito di gestire la casa di accoglienza per ragazze abusate che aveva a Betania. “L’hanno costretta a chiudere –racconta Calò- per qualcuno la sua opera era troppo scomoda. Ora sto facendo il possibile perché torni ad occuparsi delle sue ragazze, che hanno tanto bisogno di lei”.

E mentre Angelica continua a diffondere i principi di tolleranza e convivenza, Israele ha un nuovo governo, arrivato a due mesi dalle elezioni, dopo estenuanti trattative. “Ormai tutte le forze politiche sanno che si deve trovare una collaborazione – commenta Edna – ma ogni singola persona ha la responsabilità di avviare un dialogo, altrimenti non ne usciremo mai”. Non è un caso, allora, se Beresheet La Shalom significa proprio “Inizio di pace”.

Terremoto de L’Aquila, le “Macerie” quattro anni dopo

“Ho provato a urlare, ma la paura era talmente forte che la voce non usciva. La mia camera continuava a tremare, il letto, l’armadio, il comodino. Niente smetteva di muoversi”.

“Abbiamo sentito un boato fortissimo, mio padre ci ha fatto scendere tutti in taverna e ci siamo accucciati sotto una volta. Diceva che quello era il posto più sicuro”.

“Sono non vendente e il ricordo più forte di quel maledetto 6 aprile e’ il rumore delle macerie che continuavano a cadere”.

Nel dicembre 2010 sono stata a L’Aquila con la Scuola di Giornalismo che allora frequentavo per realizzare un documentario. La neve rendeva l’atmosfera ancora più spettrale. Il centro storico era deserto anche nel fine settimana prima di Natale. Le tradizionali bancarelle erano allestite ma chiuse, a guardare da lontano c’erano solo i solo i soldati dell’esercito che ancora presidiavano la città.Quella pietra preziosa incastonata tra i monti del Gran Sasso voleva ancora mostrare il suo splendore dai pallazzi puntellati, dalle transenne della zona rossa, ma i cumuli di macerie ricordavano ad ogni angolo la scossa di terremoto del 6 aprile 2009. Ho conosciuto tante persone in quei giorni, ognuno mi ha raccontato la sua storia, il suo ricordo, la sua impressione e la sua esperienza su come questa emergenza è stata gestita dalle istituzioni locali e nazionali. Qualcuno mi ha parlato di soccorsi tempestivi, qualcun’altro di totale abbandono. Ad ogni modo L’Aquila è una città ancora tutta da ricostruire, soprattutto nel tesstuto sociale, e che porta cicatrici enormi. Probabilmente indelebili.

Tra le persone incontrate a L’Aquila, e che mi hanno aiutata nel lavoro, c’è  Umberto Braccili, giornalista della TGR Rai Abruzzo. Umberto è anche autore di “Macerie dentro e fuori” , un libro che racconta le storie di 13 ragazzi morti durante il terremoto. Lo hanno finanziato i genitori delle vittime perché la memoria di questa tragedia non venga offuscata, ma anche per indagare sulla disinformazione che ha contraddistinto i giorni precedenti al sisma, il mancato allarme e le case “di burro” costruite nel centro storico.

Colle Maggio ancora puntellata nel dicembre 2010

Colle Maggio ancora puntellata nel dicembre 2010

Il volume è scaricabile gratutitamente in formato PDF anche dal sito personale di UmbertoVale la pena leggerlo per ricordare il Terremoto de L’Aquila dalle parole di chi lo ha vissuto e per non dimenticare che c’è una città che ancora aspetta di rinascere.

Obama in Israele. Molti simboli, poche proposte e un dubbio (sull’Iron Dome)

Il dubbio serpeggiava già prima dell’atterraggio dell’Air Force One. La visita di Barack Obama in Israele, questa volta in veste di presidente degli Stati Uniti, non prometteva grandi passi avanti nel processo di pace tra lo stato ebraico e quello palestinese. “Farà il turista” avevano malignato in molti. “Venga pure, tanto non concluderà niente”- concordavano, per una volta, arabi e israeliani.

Alla fine il presidente Usa è riuscito a scaldare anche i cuori degli scettici e, soprattutto, quelli dei giovani. Merito della sua sempre efficace retorica, verbale, ma anche fisica, che fa di lui una vera e propria icona. In questo caso merito anche di una scelta sapiente di evocazioni e simboli. Barack Obama ha salutato subito in ebraico, non importata se stentato, ha citato il Talmud, rievocato Pesach e ha indossato la kippah.

Mr. President ha snobbato la Knesset, il parlamento israeliano, e ha preferito parlare all’università di Gerusalemme. Qui è stato accolto come una rockstar da studenti che si sono messi pazientemente in coda per sentirlo parlare e che hanno sommerso di fischi l’unico spettatore che ha osato contestarlo. E’ stato il presidente in persona a redarguirli perché “Questa è la democrazia”, poi ha chiesto ai ragazzi israeliani di “mettersi nei panni dei palestinesi, non è giusto che i loro figli non possano crescere in un loro stato”

Continua a leggere su Huffington Post

Presentazione del romanzo di Isabella Borghese “Dalla sua parte”

Dalla sua Parte (Edizioni Ensamble) è l’ ultimo romanzo di Isabella Borghese, giovane scrittrice romana. E’un racconto al femminile e femminile nella narrazione, nella ricerca e nell’uso della parola, nelle impressioni e nelle descrizioni dei personaggi, che, non a caso, sono soprattutto donne. La protagonista è Francesca, artista la cui vita è segnata, e scandita, dalla depressione del padre. La malattia dell’uomo annienta tutti gli altri familiari, a partire dalla moglie Lina. Le colpe dei padri ricadono sui figli, come nella tragedia greca.

Copertina_-IsabellaBorghese_Dalla-sua-parte

Un romanzo intenso, con tante citazioni letterarie, che parla di un fardello da portare senza provare a disfarsene irresponsabilmente e dell’eterno dilemma tra amore e ragione. Di un percorso tortuoso di caduta, ma anche di una risalita. “Dalla sua parte” riesce a raccontare un dramma sociale attraverso una storia personale.

Ho il piacere di presentarlo domani assieme all’autrice e al collega Alex Pietrogiacomi

Vi aspetto alle 19.00 al Lato B in piazza XXVI maggio

Dalla Sua Parte -Isabella Borghese

Edizioni Ensamble

pagg. 190 

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 1.218 follower